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IL PD EVITI IL SUICIDIO

marzo 26, 2013

sinistra

Gira nel Partito Democratico un’inconfessabile voglia di cedere alle lusinghe di Berlusconi. In quella che, in assenza di una miglior definizione, chiameremo “mente” di diversi dirigenti democratici comincia a farsi strada la tentazione di fare l’accordo una volta fallito – inevitabilmente? – il tentativo di Bersani. Ragionano in nome dell’interesse del Paese, prestano ascolto ai richiami del Quirinale, sanno perfettamente quanto siano restii un migliaio di parlamentari neoeletti a tornare a un nuovo voto. Insomma non è che siano cattivi, però sembrano – ancora una volta – non rendersi conto dell’amara realtà dei fatti.

Berlusconi sta portando avanti il suo gioco in modo abbastanza esplicito: provare in tutti i modi a infilarsi nella formazione del prossimo governo, evidentemente in compagnia del Pd. Ma con quali intenzioni? Quanto gli stia a cuore la salvezza del Paese e quanto sia disposto a tenere una condotta “responsabile” direi che lo ha ampiamente dimostrato se non negli ultimi 20 anni di sicuro negli ultimi 20 mesi. E allora che vantaggio ne potrebbe mai trarre, a parte quello di scampare – forse – i processi che lo inseguono (e questa spiegazione può bastare giusto a Travaglio e Ingroia)?

Berlusconi ha capito gli elettori di centrosinistra molto meglio dei suddetti dirigenti del Pd. In caso di abbraccio tra Pd e Pdl, con Grillo che grida – e fa gridare ai suoi accoliti – “INCIUCIO! INCIUCIO! INCIUCIO!”, una importante parte dell’elettorato progressista perderebbe la voglia di andare a votare o addirittura voterebbe l’urlatore di cui sopra. Non si possono spendere 20 anni a convincere i propri elettori che l’avversario è il male assoluto (mafioso, corrotto e corruttore, puttaniere, antidemocratico, piduista, fascista etc) e poi pensare che digeriscano senza battere ciglio un accordo col “nemico”.

Quindi Berlusconi sa perfettamente che se davvero quelli del Pd fossero così abissalmente miopi da accettare le sue offerte, magari concedendo anche un Presidente della Repubblica di area “moderata e liberale”, perderebbero moltissimi consensi e probabilmente darebbero uno di quei deprimenti spettacoli, a cui siamo tanto abituati, di inconciliabile spaccatura interna. Con un Pd indebolito e l’opposizione appaltata a Grillo, sarebbe conveniente per il centrodestra andare a votare il prima possibile (Berlusconi suo malgrado è sempre meno giovane) per incassare i dividendi.

Ritenere che Berlusconi non porterebbe il Paese alle urne nel momento stesso in cui scorgesse un vantaggio per sé e per il suo partito è follia. Che un tale vantaggio verrebbe sicuramente propiziato da una scelta con cui il Pd praticamente rinuncia a metà dei suoi voti è innegabile. Allora se proprio bisogna andare a votare, tanto vale andarci da una posizione di forza, di chi può dire “noi avevamo proposto il migliore dei governi possibili: Grillo e Berlusconi ce lo hanno affossato”. E non “abbiamo fatto il governo con Berlusconi. Siamo leggermente stupiti che non abbia rispettato i patti…”

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