Posts Tagged ‘governo tecnico’

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LA LUNGIMIRANZA IMPONE L’IRRESPONSABILITA’

marzo 3, 2013

armageddonSecondo le ricostruzioni dei retroscenisti dei grandi quotidiani, ci sarebbe uno scontro latente tra il Presidente Napolitano e il candidato democratico Bersani. Il pomo della discordia sarebbe, ovviamente, la formazione del nuovo governo: Bersani pare non abbia alcuna intenzione di allearsi con Berlusconi, in nessun caso, con nessuna formula politica possibile (governo tecnico, del presidente, di scopo, di sta cippa etc), e Napolitano non ha intenzione di dare l’incarico al segretario del Pd senza una maggioranza sicura (quindi no a un governo di minoranza).

Le ragioni di Napolitano sono immediatamente evidenti: il Paese è ancora in una fase di profonda crisi, dopo il voto i mercati e la finanza ci guardano preoccupati (e qualche speculatore già si lecca i baffi), gli altri Paesi dell’Unione europea sono in ansia che i problemi di casa nostra degenerino fino a creare problemi anche a casa loro, lo spread sale alle stelle e tutti i parametri economici sono negativi . Insomma un governo ci vuole: stabile, duraturo, pronto a scelte impopolari. In assenza, il prezzo da pagare in termini economici e sociali rischia di essere molto elevato.

Ebbene, ragionando nel medio periodo è meglio pagare quel prezzo. Meglio tornare a votare tra tre mesi con la pistola dei mercati puntata alla testa, la recessione che si aggrava, i quotidiani che spargono il panico nella popolazione e i governi stranieri che ingeriscono nei nostri affari interni. Perché purtroppo un altro governo “istituzionale” sostenuto da destra e da sinistra avrebbe l’effetto di garantire alle elezioni successive una vittoria scontata a Beppe Grillo. Non a caso il comico genovese ci spera e dà ordini ai suoi attuali parlamentari di comportarsi in modo tale da renderlo inevitabile. Il suo balzo nei consensi è figlio del governo Monti. Un bis sarebbe manna dal cielo.

Questa è un’eventualità che va scongiurata a tutti i costi. E se il prezzo da pagare sono mesi di instabilità politica e terrore economico, lo si paghi. Il caso della Grecia in questo senso è emblematico: una democrazia scossa da pulsioni irrazionali ed estremistiche riesce ad avere lo scatto necessario a salvarsi solo quando guarda dritto in fondo all’abisso. Un altro governo che ci allontani dal disastro salvo poi consegnare il 60% dei voti a un urlatore dal programma economico demenziale sarebbe una mossa suicida.

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IL LIMITE DELLE CRITICHE A MONTI

aprile 27, 2012

Criticare il governo Monti si può, anzi si deve. Nessuno è perffetto e gli errori, le  “sviste” dell’esecutivo non stanno esattamente sulle dita di una mano. Ma le critiche a questo governo sbattono contro un limite evidente: la mancanza di alternative credibili.

Quando si sostiene che questo governo è stato abile nel guidare la fase “uno”, quella del rigore, ma che ora non è in grado di guidare la fase “due”, quella della crescita, l’immediata obiezione che sale alle labbra è: chi dovrebbe farlo allora? I partiti politici che hanno dimostrato in anni e anni di governo la propria incapacità di prendere decisioni non viziate da convenienze di bottega e proiettate nel lungo termine?

Francamente rimane preferibile un esecutivo tecnico fatto da persone della cui buona fede la maggioranza degli italiani rimane convinta. Si può non essere d’accordo con le loro scelte di politica economica, ma ritenere che stiano facendo gli itnteressi loro o di qualche potere a loro riconducibile è piuttosto difficile, alla luce di diversi provvedimenti presi in questi mesi.

Senza contare che alcuni dei “fallimenti”, o mancati successi, del governo dipendono più dall’opposizione dei partiti (e delle lobby a questi riconducibili) che non alla mancanza di volontà dei ministri. Si pensi alle liberalizzazioni, all’intervento sui costi e i malcostumi della politica, alla stessa riforma del lavoro. Se non fossero stati costretti dai partiti a scendere a compromessi (quasi sempre al ribasso rispetto alle intenzioni), non avrebbero fatto meglio?

E proprio a quei partiti vogliamo riconsegnare in mano le chiavi del futuro dell’Italia? Anche solo quelle dell’immediato futuro? Se è inevitabile che il pallino del gioco prima o poi torni nella mani della politica, altrimenti cadremmo in qualche sistema autoritario (vista l’assoluta miopia generale nel pensare di evolvere le forme attuali della democrazia), non sarebbe il caso di dare più tempo alla politica per riflettere su se stessa? Per evolvere? Diciamolo, per migliorarsi?

Per concludere, avanti con le critiche, ma attenzione a non legittimare la (nemmeno troppo) malcelata tentazione dei politici di ogni parte a riportare la situazione allo status precedente.

Tommaso Canetta

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Berlusconi si dimetterà un domani, ma l’Italia crolla oggi

novembre 9, 2011

Spread impazzito oltre i 575 punti. Piazza Affari che arriva a -4% e oltre. Ma come – si chiedono in molti – non si era detto che con le dimissioni di Berlusconi la situazione sarebbe migliorata? Ecco appunto. Con le dimissioni. Con quello che si è visto ieri (e nelle prime ore di oggi) invece no. Non migliora. Anzi, precipita.

I casi sono due. O la permanenza di Berlusconi al governo è più o meno ininfluente, ma questo non spiegherebbe l’andamento della Borsa lunedì, oppure al contrario è decisiva. Se crediamo alla seconda ipotesi, la conseguenza che se ne dovrebbe trarre è che il teatrino che si è visto ieri, all’estero non ha fatto una gran bella impressione.

Il rendiconto passa (prova di solidità del governo?), ma Berlusconi non ha più la maggioranza (e allora come ha fatto a passare il rendiconto?), perchè ci sono più assenti non votanti che votanti (questa è complicata…). Allora il presidente del Consiglio sale al Quirinale (e si dimette, vero?), e annuncia che si dimetterà (dimetterà!? quando?) quando sarà stata approvata la legge di stabilità (e cioè? Quando? E fino ad allora chi governa? E poi? Ma non si vota vero? Oppure sì?…).

I mercati probabilmente non hanno intuito le sottigliezze della politica italiana, e anzi ne hanno ricavato l’impressione di un gran casino. Che poi oggi in mattinata Berlusconi abbia dichiarato che 15 giorni forse non bastano, diciamo che ne possono passare anche 30, e che l’atteggiamento prevalente tra gli esponenti della maggioranza sia spingere per il voto (con mesi di campagna elettorale annessi), probabilmente non ha aiutato.

Tommaso Canetta