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GRILLO ANIMALE POLITICO. MA I SUOI?

febbraio 28, 2013

joystickPensavo fosse un comico, una scimmia urlatrice scappata dal suo habitat naturale, un guitto dalle adenoidi rigonfie. E invece mi trovo a dover ammettere che Grillo è un politico con due o tre spanne di pelo – temo che in questo caso metafora e realtà collimino – sullo stomaco. Ottenuto un insperato trionfo elettorale da un pivello del gioco ci si sarebbe potuti aspettare una gaffe, un cedimento, uno scivolone, insomma una cazzata. E invece no, con una sensibilità politica che in altri tempi faceva parlare di “tocco magico” se riferita a Berlusconi e di “paraculismo” se riferita ad altri, Grillo ha capito esattamente le insidie della partita e i punti deboli degli avversari.

Il comico genovese ha infatti intuito che se il suo movimento fosse finito a fare da stampella al Pd avrebbe già disperso una caterva di consensi. E allora con un cinismo degno di Andreotti sta tentando in tutti i modi di spingere il partito di Bersani in un abbraccio mortale col Pdl, nel nome di una “salvezza nazionale” da cui lui potrebbe trarre nuovo consenso intriso di rabbia. “Vedrete, si metteranno d’accordo!”, strepitava ancora ieri, dando fiato alle sue speranze più che alle sue paure.

Ma il Pd sembra non starci. Nonostante le tentazioni di alcune sedicenti “menti” dei democratici, l’accordo col Pdl pare non si farà. Troppo contraria la base e, soprattutto, troppo evidente il regalo che si farebbe al comico genovese. Parte allora la contromossa democratica: tentare di insidiare il movimento 5 stelle, scavare da dentro, provare ad attrarre – con proposte concrete e melliflue all’udito del popolo anticasta – su un terreno di dialogo l’intero gruppo grillino, o almeno brandelli di esso. Così si potrebbero ottenere i numeri per fare un governo, ancorché provvisorio, e – soprattutto – così si priverebbe il movimento di quell’insopportabile aura di virginalità politica che presto o tardi dovrà cadere.

Come detto però, Grillo sta dimostrando di essere più bravo come politico che come comico. Blinda i suoi e rilancia: già che nel Pd tira aria di voler “provocare” i grillini scaricando su di loro la responsabilità del governo – della serie “siete bravi a parlare, mo vediamo cosa sapete fare” – l’urlatore biancochiomato gioca d’anticipo. Chiede lui al Pd di appoggiare un governo M5s, costringendo Bersani a bollare come “proposta poco seria” un’idea che girava in primis tra i suoi.

Grillo, insomma, più politico dei politici finora. Ma – e questo pare saperlo benissimo – circondato da bravi guaglioni di una “straordinaria incompetenza”. Quando in Parlamento ci saranno 160 dei suoi, e non lui, se non potrà controllarli col joystick ne vedremo delle belle. Perché il gran capo dell’antipolitica sono anni che si addestra a fare politica, quella vera: cinica, sporca e per nulla idealistica. Ma i suoi – stando già alle prime dichiarazioni – pare proprio di no.

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CARO INGROIA, LE SENTENZE NON SI COMMENTANO…

dicembre 5, 2012

ingroia

Per venti anni di berlusconismo ci siamo abituati a vedere le sentenze della Corte Costituzionale – e non solo – messe in discussione. Giudici accusati di essere faziosi, prevenuti, politicanti e, ovviamente, comunisti. Ogni volta che la Consulta bocciava qualche obbrobrio partorito dalle menti forzitaliote arrivava una gragnuola di insinuazioni e giudizi politici, non certo giuridici, nei confronti della Corte. In questo scontro era facile stare con chi invocava un po’ di rispetto verso i giudici. Con chi affermava: “Le sentenze si rispettano, non si commentano”.

Oggi, pagina 2 del Corriere della Sera, ci tocca leggere una lunga intervista ad Antonio Ingroia, già procuratore aggiunto a Palermo e ora in Guatemala a contrastare il narcotraffico, che mostra un disprezzo verso la giustizia italiana degno della Santanchè. L’ex Pm è infuriato perché nello scontro con la procura di Palermo alla fine ha avuto ragione Giorgio Napolitano: le intercettazioni in cui è registrato il Presidente andavano distrutte, e subito. Ingroia, prima ancora di aver letto le motivazioni della sentenza, è già pronto a sciabolare giudizi: “hanno dato ragione al Quirinale per ragioni politiche, non giuridiche” (ma se non le ha lette cosa ne sa?), “i giudici hanno preso una posizione bizzarra”, “sentenza punitiva”, “il nostro Paese deve ancora crescere in termini di diritto, eguaglianza e rispetto della Costituzione”.

Alla faccia del “non si commentano le sentenze”. Ingroia potrà anche avere ragione nel merito – 15 giudici costituzionali su 15 pensano il contrario, ma va bé – però ha sicuramente torto nel metodo. Non si dimostra migliore di Berlusconi nel gettare l’ombra del sospetto sulla decisioni della Corte. Non si dimostra migliore di Berlusconi nel delegittimare la sentenza, attribuendola ad una sorta di pressione politica interna e internazionale, invece che ad un sereno convincimento delle toghe. Non si dimostra migliore di Berlusconi nel non voler aspettare nemmeno le motivazioni della sentenza prima di andare sui quotidiani a sputare giudizi.

Ingroia è una persona intelligente e utile allo Stato. Abbia la compiacenza di fare autocritica, chiedere scusa e tornare all’antico adagio che per anni ci ha permesso di scegliere, senza troppi patemi, da che parte stare nelle baruffe politico-giudiziarie della Seconda Repubblica: “Le sentenze si rispettano, non si commentano”.

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ALFANO E IL MISTERO DELLA LOGICA

dicembre 2, 2012

angelino-alfano-pdlIl Pdl si ricompatta sulla richiesta di election day: o si fa, o il governo viene mandato a casa. La giustificazione? Non si possono bruciare 100 milioni di euro – tanto costerebbe sdoppiare le procedure di voto – in periodo di crisi. Detta così suona anche convincente, peccato che si trascuri un dettaglio. Le riforme che rischiano di saltare per mancanza di tempo hanno un impatto che viaggia a due ordini di distanza: decine di miliardi. Ad esempio il decreto-crescita, o quello sulle province, o ancora la delega fiscale. Tutti provvedimenti che hanno bisogno di fare ancora alcuni passaggi parlamentari per diventare effettivi.

Che poi a queste tenerissime teste pensanti del Pdl uno potrebbe anche chiedere: ma se ci tenevate così tanto a risparmiare soldi, perché avete affossato la riduzione dei parlamentari pretendendo di inserire in una riforma costituzionale ampiamente condivisa anche l’elemento del presidenzialismo? Sul presidenzialismo non sono d’accordo la destra con la sinistra e ognuna delle due con se stessa. Si poteva fare un bel taglio netto, zac via 180 deputati e 65 senatori. E invece no, avendo buttato la sabbia (il presidenzialismo appunto) negli ingranaggi, è tutto saltato.

Ora, che la ragione per cui il Pdl vuole l’election day non abbia niente a che fare coi 100 milioni è evidente. Al partito che fu di Berlusconi, ora chissà, sarebbe letale una certificazione di tracollo alle regionali, subito prima delle politiche. Si rischierebbe l’esplosione del partito, l’effetto valanga, le cavallette. Pur di evitare tali conseguenze il centrodestra è pronto a staccare la spina al governo Monti, ma sarebbe imbarazzante se poi dovesse affrontare la campagna elettorale difendendo la scelta di aver bruciato le riforme in cantiere per risparmiare 100 milioni. Un bambino di terza media potrebbe umiliare Alfano in un qualsiasi momento con una banale operazione matematica.

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ELECTION DAY, “SOLO GLI IMBECILLI NON CAMBIANO MAI IDEA”

novembre 15, 2012

“Così buttano dalla finestra 300 milioni di euro, in un momento di grave crisi per le imprese e le famiglie italiane”.

“Il governo è impaurito, truffaldino e anche un po’ ladro poiché, decidendo di mandare a votare gli elettori una settimana dopo l’altra, spende il doppio dei soldi quando, invece, potrebbe concentrare il tutto nella stessa settimana”.

“Non si capisce perché i cittadini debbano essere chiamati due volte alle elezioni anziché fare un unico ‘election day'”.

Chi l’ha detto? Sono forse le furibonde reazioni del Pdl e della Lega di fronte alla decisione del ministro Cancellieri di non accorpare regionali e politiche in un’unica data? No, affatto. Sono parole rispettivamente di Dario Franceschini, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Risalgono al 2011, quando chi sosteneva i referendum  – poi comunque passati – chiedeva l’accorpamento con le amministrative e il governo Berlusconi, nella persona del ministro dell’Interno Maroni, lo osteggiava.

Allora chi si opponeva all’election day era il centrodestra, evidentemente poco sensibile alla stessa accusa che ora getta sul centrosinistra, di “sperperare centinaia di milioni di euro” per calcolo politico. La cosa più disturbante dell’intera vicenda è l’assoluta disinvoltura con cui i nostri politici – almeno molti di loro – sostengono tutto e il contrario di tutto, cambiando idea nell’arco di un anno (Berlusconi oramai nell’arco di mezza giornata) senza che questo gli crei il minimo imbarazzo.

Con che faccia Alfano strepita per lo spreco di 100 milioni per il mancato election day nel 2013, quando nel 2011 furono il suo governo, la sua maggioranza e il suo partito ad impedire che la stessa cifra venisse risparmiata accorpando referendum e amministrative? E con che faccia tanti politici di centrosinistra ora fanno orecchie da mercante alle stesse identiche parole che furono loro a pronunciare appena 18 mesi fa?

Che esistano calcoli politici non è di per sé uno scandalo. E’ ovvio che chi sosteneva i referendum voleva l’accorpamento per spingere il quorum. Così come è ovvio che allora il centrodestra si opponesse proprio per il timore che i referendum passassero. Ora i ruoli si sono invertiti: il centrodestra vuole l’accorpamento per evitare che una probabile mazzata elettorale in Lazio e Lombardia a febbraio si ripercuota sulle elezioni nazionali ad aprile, e il centrosinistra in quella mazzata ci spera molto. Tutto questo va ancora bene, la cosa insopportabile è l’utilizzo (a fasi alterne) della retorica del risparmio come foglia di fico per i propri interessi e calcoli di bottega.

Tommaso Canetta

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TORNA BERLUSCONI, QUALCHE CONSIDERAZIONE

ottobre 28, 2012

Berlusconi, all’indomani della condanna a quattro anni e mezzo di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici, torna in tv e lancia i suoi strali: contro Monti, contro i giudici, contro Napolitano, contro la Consulta, contro Equitalia, contro la Merkel, contro tutti. Metto in fila alcune considerazioni sparse che hanno generato le parole in libertà del quasi ottuagenario ex premier (lo sottolineo per indurre nel lettore quel minimo di pietà che si dovrebbe portare a chi – se non fosse per tinta e lifting – sarebbe un “vecchierel canuto e bianco”).

Sulla politica “tutta tasse” del governo tecnico qualcuno può ricordargli che è stato lui con Tremonti, nell’ottobre 2011, a decidere un innalzamento di 2 (due) punti di Iva nel caso i conti l’avessero richiesto? Ora, prendersela con Monti perché riesce ad evitare solo 1 dei 2 punti di innalzamento da lui previsti pare crudele. Ma forse la memoria inizia a fargli difetto (o forse non ha mai smesso…)

Sulla “magistratocrazia” imperante in Italia, qualcuno può fargli vedere questo documento,

e fargli notare che, se proprio proprio, siamo in una “ingenuocrazia” (per usare un eufemismo) visto che solo le milionate di ingenui che lo hanno posto al vertice del potere esecutivo e con diretto controllo su quello legislativo gli hanno permesso di cambiarsi le leggi per evitare il gabbio?

Si è sempre detto che agli italiani interessavano l’economia, il lavoro, le tasse. Mica il conflitto d’interessi e le leggi ad personam, che venivano accolti da oceanici “embeh?”. Vediamo se questo atteggiamento sarà un’arma a doppio taglio per Berlusconi: non gli toglieva voti quando era al governo, forse non gliene porterà ora che pare voglia andare all’opposizione.

Su quanto sia odiosa “l’estorsione fiscale (di Equitalia) che fa parte di un regime di polizia tributaria”, rinfacciargli i risultati della lotta all’evasione (Equitalia nasce nel 2007, per vedere quanto siano aumentati i miliardi recuperati dall’evasione basta vedere questa infografica) potrebbe essere fiato sprecato…

Ma veniamo alla questione più esilarante. Secondo l’ex premier, i sorrisini – oggettivamente intollerabili – di Merkel e Sarkozy a ottobre 2011 sono stati “un tentativo di assassinio” della sua credibilità internazionale.

Proviamo a fare un minimo di cronologia (e chiedo scusa in anticipo per probabili eventuali omissioni, tanto è il materiale):

un mese prima (settembre 2011) era emerso il poco galante appellativo di “culona inchiavabile”, appioppato dall’allora premier alla cancelliera tedesca Angela Merkel. La colpa in questo caso è chiaramente di chi ha fatto emergere l’intercettazione, non di Berlusconi. Ma l’effetto sulla sua “credibilità internazionale” è stato quel che è stato…

un anno prima (ottobre 2010) era scoppiato il caso “bunga bunga”, e di lì in poi uno stillicidio di rivelazioni grottesche su festini, travestimenti, statuette, orge, assessori regionali, appartamenti-alveare, cocaina e chi più ne ha più ne metta. Ogni volta che Berlusconi si abbioccava in occasioni ufficiali (non di rado) il sospetto che avesse passato una notte “loca” serpeggiava tanto tra i suoi ammiratori quanto tra i detrattori.

parente di questo scandalo, quello delle prostitute a palazzo Grazioli, D’Addario etc…(estate 2009)

si potrebbe poi indulgere sulle sue amicizie discutibili con Putin e Gheddafi, ma ancora più chiare sono le sue parole su Lukashenko, dittatore bielorusso, tra i peggiori del pianeta:  «grazie anche alla sua gente, che so che la ama: e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti». No comment (novembre 2009)

c’è poi una lunga lista di corna, gesti dell’ombrello, inviti a ficcarselo, commenti inappropriati su capi di governo e loro consorti (così a memoria, direi Obama e Sarkozy, ma l’elenco potrebbe essere arricchito), barzellette atroci dette nei momenti peggiori…il tutto nelle sedi internazionali.

all’estero infine, a differenza che in Italia, le due questioni del conflitto di interessi (“avete un premier che possiede 3 tv?”) e dei problemi con la giustizia hanno sempre pesato nel giudizio su Berlusconi.

Considerazione conclusiva: i sorrisetti di Sarkozy e della Merkel sono stilettate infide alla credibilità internazionale di chiunque sia il loro destinatario. Ma in questo caso più che di “tentato assassinio” si dovrebbe parlare di “vilipendio di cadavere”.

Tommaso Canetta

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CARTA D’INTENTI DELLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA

ottobre 13, 2012

A parte un paio di proposte concrete (cittadinanza agli immigrati di seconda generazione; riconoscimento – ma quale? – delle coppie omosessuali) il contenuto della carta di intenti della coalizione di centrosinistra sembra un po’ vago e talvolta fastidiosamente oscuro. Ad esempio ci si può chiedere cosa significhi che:

Su temi che riguardano la vita e morte delle persone, la politica deve coltivare il senso del proprio limite e il legislatore deve intervenire sempre sulla base di un principio di cautela e di laicità del
diritto. Per evitare i guasti di un pericoloso “bipolarismo etico” che la destra ha perseguito in questi anni, è necessario assumere come riferimento i principi scolpiti nella prima parte della nostra Costituzione e, a partire da quelli, procedere alla ricerca di punti di equilibrio condivisi, fatte salve la libertà di coscienza e l’inviolabilità della persona nella sua dignità.

Sembrerebbe un “ne parliamo un’altra volta”…

La parte più interessante è quella sulla “Responsabilità”, ad esempio dove prevede di risolvere i contrasti interni alla coalizione con votazioni a maggioranza, e chi perde si adegua. Sarà per via del mio nome, sarà che da quando ho memoria non s’è mai visto, ma finché non lo vedo non ci credo…

Sulle questioni etiche i cattolici, eventualmente in minoranza nella coalizione, accetterebbero il voto a maggioranza o si appellerebbero alla libertà di coscienza?

Se un domani la Nato intervenisse in Siria per fermare il massacro che va avanti, nella nostra indifferenza, da mesi, i vendoliani pacifisti convinti si adeguerebbero o invocherebbero anche loro la questione di coscienza?

Va bene fissare una regola, ma se non si impone una sanzione a presidiarla il rischio di violazione è troppo alto. Si stabilisca ad esempio che il parlamentare che vota contro la decisione presa a maggioranza viene immediatamente espulso dal partito. Sarebbe un inizio. Poi si potrebbe anche riflettere sul vincolo di mandato.

Tommaso Canetta

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FRANCO MARINI, L’AMARA VERITA’ SULLE PRIMARIE DEL PD

ottobre 9, 2012

In un’intervista apparsa pochi giorni fa sul Corriere della Sera, Franco Marini ha esposto la seguente teoria, a sostegno del ballottaggio “chiuso” (a cui può partecipare solo chi ha votato al primo turno): “Ipotizziamo che al primo turno Bersani e Renzi siano vicini. Una destra allo sbando sarà tentata di intromettersi nelle nostre vicende, per far perdere il nostro segretario. Lo choc sarebbe fortissimo”. Da questa considerazione derivano una serie di domande e corollari affascinanti.

1. Marini pensa seriamente che decine di migliaia di elettori di centrodestra (un numero inferiore sarebbe irrilevante anche in caso di testa a testa) si recherebbero alle urne per votare Renzi al ballottaggio, per poi potergli votare contro alle politiche?

2. Stante che molti segnali – e alcuni sondaggi – inducono a pensare che Berlusconi preferirebbe confrontarsi con Bersani che non con Renzi (ad esempio il suo endorsement al sindaco di Firenze è un tentato omicidio politico), perché mai dovrebbe mobilitare i suoi per far vincere quest’ultimo?

3. Marini ritiene che se non vince Bersani il partito subirà un gravissimo choc. Allora cosa cacchio le fate a fare le primarie?

Dopo D’Alema, la Bindi e Fassina ora anche Marini carica a testa bassa (e con poca lucidità) il “giovin rottamatore”. Il sospetto a questo punto è che si tratti di una congiura per far perdere Bersani…

Tommaso Canetta