Archive for the ‘le stecche dei giornali’ Category

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SUL CASO SALLUSTI

settembre 27, 2012

In estrema sintesi, cos’è successo: su Libero è apparso un articolo firmato con uno pseudonimo dal contenuto gravemente diffamatorio. Dreyfus – questo il nome dell’autore – accusava un giudice e i genitori di una ragazzina di 13 anni di averla costretta ad abortire. Non solo i toni erano esasperati e il contenuto disgustoso e offensivo, ma alcuni fatti riportati erano falsi. Essendo l’articolo firmato con uno pseudonimo non si è riusciti a risalire al vero autore, e in ogni caso è stato chiamato a rispondere il direttore dell’epoca, cioè Alessandro Sallusti. A questi si imputa un omesso controllo sui contenuti della propria testata. La condanna definitiva è a 14 mesi di carcere. Non è stato possibile dare la condizionale vista la recidiva di Sallusti, già in passato condannato per reati dello stesso genere.

Ora, visto che da tutti i giornali si sono levati alti lamenti – anche da quelle testate per cui il garantismo è una strana malattia cutanea – per il trattamento riservato al collega (e un certo riflesso di difesa della categoria è perfettamente intuibile nella lettura dei quotidiani di oggi), cerchiamo di chiarire alcuni concetti.

Sallusti non andrà in carcere (se anche mai ci dovesse andare) per un reato di opinione. Non gli viene contestato l’aver scritto l’articolo, ma il non averne controllato il contenuto. Quindi la pianti lui di vittimizzarsi e la piantino i suoi vecchi e nuovi amici di dipingerlo come un capro espiatorio della persecuzione giudiziaria. In Italia ci sono delle leggi, applicando le quali la condanna di Sallusti era tutto sommato inevitabile. Si può discutere al massimo sulla quantificazione della pena.

Il vero scandalo è nella fisiologia della legge. Non è possibile che un direttore di giornale abbia la stessa responsabilità penale per “colpa in vigilando” di un responsabile sicurezza in un cantiere. In base alla costituzione la responsabilità penale è personale. Il nostro ordinamento penale ammette casi in cui una persona viene condannata per una condotta omissiva: “avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto”. Se, a fronte della morte di un operaio che non aveva il casco, può essere giusto prevedere una pena detentiva per chi avrebbe dovuto controllare – cosa su cui comunque varrebbe la pena riflettere – a fronte di una diffamazione a mezzo stampa, il carcere per il direttore responsabile non ha senso.

Bene ha detto il ministro Severino: “dobbiamo adeguarci agli standard europei, dove la diffamazione è punita solo con sanzioni pecuniarie”. Per un editore dover pagare milioni di euro perchè un proprio giornalista ha perso il lume della ragione e ha iniziato a straparlare, senza che il direttore lo controllasse,  è un deterrente sufficiente. Dopo un po’ o cambia direttore (e fa un discorsetto ai suoi giornalisti) o è costretto a chiudere. Senza contare che al giornalista in questione, unitamente al suo direttore, potrebbe essere impedito di proseguire la carriera sfruttando la giustizia disciplinare gestita dall’Ordine. Non la giustizia penale.

Tommaso Canetta

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VIDEOPILLOLA #18 – FEDE VUOLE VIVERE

settembre 4, 2012

da Il Bureau

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SPENDING REVIEW: della sostenibilità dello Stato sociale

luglio 8, 2012

Il Corriere della Sera di oggi, nel suo editoriale a doppia firma Giavazzi Alesina, prevede  – se non auspica – una drastica riduzione della spesa sociale. Non degli sprechi, che per carità è ovvio e condivisibile colpire; non delle abnormità senza senso che pullulano in Italia; ma proprio del welfare che lo Stato garantisce ai cittadini. La loro tesi è che non possiamo più permetterci uno Stato sociale che paghi le prestazioni a chi, non povero, potrebbe pagarsele di tasca propria. Se non si interverrà, sempre secondo Giavazzi e Alesina, non si potranno abbassare le tasse e non potrà ripartire l’economia del Paese.

Si tratta di una posizione legittima ma non condivisibile da un punto di vista né teorico né pratico. Stante che per ottenere un qualche risultato tangibile non dovrebbero essere esclusi dal ricevere certi servizi dallo Stato solo i ricchi e i benestanti, ma anche una vasta parte del ceto medio, si commetterebbe un’ingiustizia nei confronti di coloro che certo non sono i più poveri, ma stanno comunque nella metà bassa. Questi potrebbero pagarsi scuole, ospedale, università. Ma impoverendosi ulteriormente. Così il ceto medio si impoverirebbe per doversi pagare certe prestazioni, a tutto vantaggio di una fascia di popolazione già benestante.

Inoltre mettere a carico dell’intera collettività certe prestazioni – ancorchè elitarie come gli studi universitari – ha esattamente il senso di garantire una maggiore eguaglianza sostanziale dei cittadini. Tra le persone con un reddito medio-basso, non possono emergere solo quelli “bravissimissimi”. Anche quelli molto bravi, ma magari non abbastanza da avere una borsa di studio, dovrebbero poter andare all’università, essendo il costo del servizio spalmato su tutti. Perchè è interesse di tutti che esistano medici, ingegneri, architetti, giudici etc. E non per forza quelli di estrazione economica medio bassa dovrebbero essere dei luminari per prevalere sui loro omologhi di famiglia ricca.

Da un punto di vista pratico poi, lo Stato sociale – reso giusto ed efficiente – può essere mantenuto a patto che l’economia riparta. Se aumenta il volume che si può tassare, aumentano anche le entrate. A quel punto si può mantenere il livello di entrate riducendo la pressione fiscale. E che l’economia non riparta per colpa delle tasse è una verità parziale. La lentezza nei pagamenti, i tempi della giustizia, le lungaggini burocratiche: sono tutti problemi che incidono parimenti se non addirittura in misura maggiore. Senza contare la questione dell’evasione fiscale che, se ridotta a standard europei, consentirebbe eccome di avere crescita e stato sociale coesistenti. Ma la testa delle persone non si cambia in 12 mesi, e quindi non ha senso pensare che lì si possa intervenire nel breve periodo.

Nell’immediato l’economia deve ripartire, l’Italia può fare la sua parte ma la crisi oramai non è nemmeno più europea ma mondiale. Bisogna liberarsi nel frattempo di tutte le zavorre inutili, come appunto sprechi ed elefantiasi ingiustificate dello Stato, di modo che al primo refolo di crescita le vele siano spiegate e il carico leggero. Si può anche iniziare a fare a pezzi lo scafo, perchè un catamarano viaggia più veloce di un galeone. Certo ci stanno sopra molte meno persone.

Tommaso Canetta

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PILLOLA DA IL “BUREAU” – CALCIATORI GAY

giugno 14, 2012

Ecco l’ultima videopillola da il Bureau, su Cassano, Cecchi Paone e i gay in nazionale…

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MENTANA&ALTRI, MA CHI DEVE FARE POLITICA?

giugno 6, 2012

E’ una domanda che rivolgo in primo luogo a me stesso: ma se non ci vanno bene i politici di mestiere, non vogliamo comici e guitti alla Beppe Grillo, abbiamo provato gli imprenditori e non è stato esattamente un successo, avvocati, medici e notai finisce che tutelano i loro interessi di categoria, i sindacalisti pure peggio, Mentana pensi a fare il suo mestiere, i tecnici di Monti non hanno il polso del paese reale (chissà cosa minchia significa), i giovani non hanno esperienza, i vecchi sono incrostazioni e poi non sanno nemmeno accendere un computer, i ricchi non sanno cosa vuol dire essere poveri, i poveri (o peones) finisce che rubano perchè “sticazzi tengo famiglia”, quelli addentro ai meccanismi del potere romano ne sono ostaggio, quelli fuori non li capiscono e quindi non sanno fare andare la macchina, le persone di cultura non si fanno capire dal popolo, le persone del popolo sanno cosa vuole il popolo ma non ciò che gli serve, gli stranieri per carità, gli italiani sono quello che sono, quelli bassi hanno il cuore troppo, troppo vicino al b.d.c. e quelli alti la testa troppo, troppo lontana dal cuore, e via dicendo.

Ma allora chi la deve fare la politica? Dio? Gli alieni? Il grande masturbatore? Ci diamo all’anarchia? Democrazia diretta? Governo degli illuminati? Estrazione a sorte? Caste indiane? Il più grande torneo di texas hold’em della storia, con in palio la presidenza del consiglio (già li senti quelli che dicono: “se è così bravo a gestire una partita di poker, figurati cosa saprà fare con l’Italia!”)?

Basta che si abbia il coraggio di dirlo chiaramente, perchè qui a furia di spuntare opzioni dall’elenco finirà che le finiamo.

Tommaso Canetta

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VIDEOPILLOLE DA “IL BUREAU” – parte III

giugno 4, 2012

Ultima puntata di recupero delle “pillole” passate de il Bureau!

La colpa dei suicidi, il Pdl chiede a Monti di escludere loro responsabilità

Equitalia e i suicidi

Terremoti e profezie

Gli scandali della chiesa

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VIDEOPILLOLE DA “IL BUREAU” – parte II

maggio 31, 2012

Proseguiamo la pubblicazione degli arretrati delle videopillole de il Bureau, in questa “puntata” la Tav, Andreotti e grillini.

La questione Tav non si risolve coi fischi

Malore di Andreotti

Boom dei grillini