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SI VEDA IL BLUFF DI GRILLO

marzo 5, 2013

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Mai governi coi partiti, si sgolava fino a ieri. Mai fiducia a governi tecnici, strilla oggi. Beppe Grillo, sempre più calato nei panni del politico navigato, sta giocando la sua partita e la sta giocando abbastanza bene. Manda in giro (poco, a dire il vero) i suoi a sproloquiare sui 20 punti del programma, gli fa eleggere i capigruppo per alzata di mano in puro stile okkupazione del liceo, si diverte – probabilmente – a vedere quanta attenzione mediatica si crei intorno alle uscite infelici dei suoi neoparlamentari (l’ultima sul fascismo è degna di Berlusconi). Intanto lui gioca la partita vera, l’unica che in fondo gli interessa: quella per il potere.

Beppe Grillo ha capito che lo straordinario successo del suo movimento rischia di essere spazzato via in un battito di ciglia perché per i consensi, così come per i soldi, vale il detto “presto vinti presto persi”. Ha accumulato un grande capitale su presupposti effimeri e se i cittadini italiani dovessero avere il sentore che tutti quei “vaffa” e tutte le promesse roboanti della campagna elettorale altro non sono che una variante del solito spettacolo, lo punirebbero immediatamente. Non potendo Grillo ancora attuare il suo programma (posto che ne abbia uno), non può in alcun caso partecipare alla politica attiva dei prossimi mesi. Non può pretendere che i suoi elettori gli perdonino quello che non hanno perdonato agli altri politici: la trattativa, il compromesso, “l’inciucio”.

Non potendo quindi intervenire nella politica per evitare un crollo dei consensi, sono due le mosse del suo gioco immediatamente evidenti: evitare da un lato il logoramento della sua truppa parlamentare (Grillo già mette le mani avanti su un 15% di Giuda) per evitare un effetto “scilipoti” sull’elettorato, dall’altro evitare il logoramento della sua base elettorale. Questo secondo fronte è particolarmente insidioso, e chi ha giocato col fuoco del qualunquismo per anni lo sa di sicuro. Ed ecco la mossa cinica del politico scafato: rendere inevitabile (o quasi) l’accordo Pd-Pdl, così da poter monopolizzare l’opposizione, urlare all’ennesimo inciucio della casta che difende se stessa dal nuovo e lucrare consenso su una situazione di crisi economica e sociale destinata a durare ancora per mesi.

Alle elezioni successive, scacco matto. Con ogni probabilità il Movimento 5 stelle sarebbe in grado di aggiudicarsi il premio di maggioranza alla Camera e forse di conquistare il Senato (sempre che non si sia cambiata la legge elettorale nel frattempo). E Grillo avrebbe vinto la sua partita, ovvero avrebbe finalmente conquistato il potere.

Ma tutta questa strategia si regge su un colossale bluff: convincere i partiti che tornare al voto sarebbe peggio per loro (e incidentalmente per il Paese). Ma questo non è necessariamente vero. “Meglio” e “peggio” sono termini relativi, non assoluti. E non c’è verso che un governo di un populista dal linguaggio violento, dagli intenti semisconosciuti e dal programma economico catastrofico sia “meglio” di altri mesi di instabilità politica e recessione economica durante la (nuova) campagna elettorale. I partiti, e in particolar modo il Pd, abbiano il coraggio di andare a vedere quel bluff. Osino sfidare Grillo sul terreno dei contenuti, invece di scimmiottarlo o trattarlo con sufficienza, e dimostrino di aver imparato la lezione. Una nuova strategia e una nuova coerenza sarebbero il miglior viatico possibile per un differente risultato elettorale.

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2 commenti

  1. la cosa che mi sfugge di questo tuo programma dell’andare a votare e’: anche ammesso che alle prossime elezioni Grillo non aumenti ma anzi perda qualche punto, la possibilita che votando fra due mesi si abbia una maggioranza di qualsiasi genere o tipo al Senato e’ direi nulla (a meno che tu non immagini che un Pd sconfitto e umiliato recuperi per miracolo nove punti percentuali in lombardia o in campania, roba che con tutto il bene nemmeno renzi).
    A quel punto dopo essere andati a vedere il bluff di grillo come dici tu ci ritroviamo fra tre mesi punto e a capo con la necessita di un accordo pd-pdl e un governo piu o meno tecnico e con grillo a sbraitare all’opposizione.
    A questo aggiungi il rischio che andando a votare di nuovo il Berlusca recuperi quel 0.5 dei voti che gli serve per avere la maggioranza alla camera (cosa non impossibile visto lo stato comatoso di monti)
    riassunto: se ci va bene ci ritroviamo fra tre mesi nella stessa identica situazione, se ci va male perdiamo anche la maggioranza alla camera.


  2. in Italia non ci siamo abituati, ma credo che ci sia un elettorato molto più mobile che in passato. i 10 punti di distacco in Lombardia, Campania etc sarebbero tanti in uno schema bipolare, ma con un serbatoio di voti del 25% come Grillo – che potrebbe essere dimezzato facilmente dalla sinistra se intercettasse anche solo le istanze più di buon senso – non mi sembrano uno scoglio insormontabile. E poi ripeto “meglio” e “peggio” sono relativi…meglio rischiare il tutto per tutto e forse evitare la catastrofe, oppure assecondare il copione scritto da grillo che con ogni probabilità lo porta a una prossima vittoria?



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