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CARO INGROIA, LE SENTENZE NON SI COMMENTANO…

dicembre 5, 2012

ingroia

Per venti anni di berlusconismo ci siamo abituati a vedere le sentenze della Corte Costituzionale – e non solo – messe in discussione. Giudici accusati di essere faziosi, prevenuti, politicanti e, ovviamente, comunisti. Ogni volta che la Consulta bocciava qualche obbrobrio partorito dalle menti forzitaliote arrivava una gragnuola di insinuazioni e giudizi politici, non certo giuridici, nei confronti della Corte. In questo scontro era facile stare con chi invocava un po’ di rispetto verso i giudici. Con chi affermava: “Le sentenze si rispettano, non si commentano”.

Oggi, pagina 2 del Corriere della Sera, ci tocca leggere una lunga intervista ad Antonio Ingroia, già procuratore aggiunto a Palermo e ora in Guatemala a contrastare il narcotraffico, che mostra un disprezzo verso la giustizia italiana degno della Santanchè. L’ex Pm è infuriato perché nello scontro con la procura di Palermo alla fine ha avuto ragione Giorgio Napolitano: le intercettazioni in cui è registrato il Presidente andavano distrutte, e subito. Ingroia, prima ancora di aver letto le motivazioni della sentenza, è già pronto a sciabolare giudizi: “hanno dato ragione al Quirinale per ragioni politiche, non giuridiche” (ma se non le ha lette cosa ne sa?), “i giudici hanno preso una posizione bizzarra”, “sentenza punitiva”, “il nostro Paese deve ancora crescere in termini di diritto, eguaglianza e rispetto della Costituzione”.

Alla faccia del “non si commentano le sentenze”. Ingroia potrà anche avere ragione nel merito – 15 giudici costituzionali su 15 pensano il contrario, ma va bé – però ha sicuramente torto nel metodo. Non si dimostra migliore di Berlusconi nel gettare l’ombra del sospetto sulla decisioni della Corte. Non si dimostra migliore di Berlusconi nel delegittimare la sentenza, attribuendola ad una sorta di pressione politica interna e internazionale, invece che ad un sereno convincimento delle toghe. Non si dimostra migliore di Berlusconi nel non voler aspettare nemmeno le motivazioni della sentenza prima di andare sui quotidiani a sputare giudizi.

Ingroia è una persona intelligente e utile allo Stato. Abbia la compiacenza di fare autocritica, chiedere scusa e tornare all’antico adagio che per anni ci ha permesso di scegliere, senza troppi patemi, da che parte stare nelle baruffe politico-giudiziarie della Seconda Repubblica: “Le sentenze si rispettano, non si commentano”.

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One comment

  1. Siamo tornati al medioevo! Secondo il Presidente della Repubblica le intercettazioni delle telefonate con Mancino vanno distrutte! E secondo la legge, a noi sudditi nulla è dato di sapere. Come se in un momento storico così inquietante, mentre la popolazione vive uno stato di ansia senza precedenti, l’uccisione di magistrati che hanno pagato con la vita l’attaccamento alle istituzioni per proteggere la libertà di tutti, fosse una semplice faccenda di gossip.

    Ma al di la di procedure di impenetrabili leggi riservate a pochi eletti, sempre che queste in realtà necessariamente debbano esistere, con quale serenità i cittadini di un paese che si definisce democratico e stato di diritto, devono subire la negazione di una informazione indispensabile alla conoscenza della verità storica, sacrosanto diritto che non ha bisogno di leggi fatte da uomini che si ritengono tanto illuminati da tenere all’oscuro la popolazione su realtà indispensabili allo svolgimento dell’esistenza democratica.

    E, per usare espressioni “terra terra” dell’uomo della strada, è come se – per assurdo – il presidente della Repubblica confidasse telefonicamente a persona fidata l’uccisione della propria moglie, con la massima tranquillità, tanto, tali intercettazioni andrebbero distrutte, tanto sua eccellenza non può essere intercettata neanche casualmente, soltanto i sudditi sono perseguibili! – ma, è chiaro! certe cose solo gli illuminati possono capirle! Il popolo deve farsi pecora e accettare quello che i famosi illuminati sentenziano! – poveri sudditi ignoranti, perché dovrebbero capire la scienza di caste impegnate a garantire una giustizia patrimonio di pochi eletti – chi ha detto che è il popolo sovrano? Sovrano è chi comanda e gestisce il potere e attenzione a mettere il discussione il potere, pochi sanno infatti che potere significa servizio, ma chi se ne frega!.

    Ha ragione il Colle! La Procura di Palermo ha sbagliato – punto e basta! – e meno male che il nostro tanto discusso Ferdinando IV di Borbone Re delle due Sicilie, andando contro i suoi stessi interessi, rinunciò a privilegi assoluti in materia di legge, inventando “le motivazioni della sentenza”, altrimenti, non avremmo potuto neanche sapere perché, come nel caso specifico, non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, persino un re Borbone, già nei primi anni dell’ottocento aveva intuito il problema superandolo! Noi siamo sicuramente andati indietro di un secolo con l’uso di comportamenti, tanto elevati da essere riservati a pochi illuminati, gli altri, come diceva il duce, devono “credere … e…obbedire”.

    Ma cosa c’era in quelle intercettazioni di così importante!? – ma che cosa volete sapere? Neanche i posteri potranno mai saperlo – le intercettazioni vanno distrutte così hanno deciso uomini colti! E noi poveri sudditi ignoranti dobbiamo tacere (tacere lo ordinava pure il duce) – tutto il resto va in secondo piano, speriamo che tutti coloro che hanno dato la vita nelle stragi mafiose, quelle di stato e nelle ipotetiche trattative fra stato e mafia – ammesso che ci siano state non lo sapremo ora più che mai! – possano riposare in pace senza rivoltarsi nelle loro tombe – silenzio!.

    Scusate se ho – forse – fantasticato sul contenuto delle telefonate negate! Ma tutto questo mi ha dato una certezza! Finalmente ho capito perché un notissimo signore lungimirante – che aveva capito i tempi bui in cui viviamo – dopo avere passato venti anni a divertirsi burlando tanti italiani creduloni, fra un bunga bunga e altri giochi per bambini scemi . . . . . usando come giocattolo alternativo il Parlamento – grazie allo Scilipoti di turno sempre disposto a fare il compare – esclusivamente, per farsi leggi ad personam e beffeggiare i magistrati che definiva “talebani . . associazione per delinquere . . . di sinistra . . . politicizzati . . . ecc.” , per mettersi definitivamente al sicuro, aspirava e aspira all’altissimo Colle, grazie a qualche nuovo compare disponibile.



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