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MANIFESTAZIONI E MANGANELLATE

ottobre 6, 2012

Questa situazione non può essere tollerata oltre. Ogni volta che si vedono in tv le immagini di una carica della polizia sui manifestanti è la consueta carrellata di violenze gratuite. Manganellate e calci a persone già immobilizzate al suolo, oggetti raccolti da terra e rilanciati verso i manifestanti, solo per citare le più frequenti. Giusto ieri i telegiornali hanno mostrato le immagini delle cariche della polizia sugli studenti medi a Milano, Roma e Torino. Una vergogna per un paese democratico.

Non si tratta di discutere la giustezza delle ragioni della manifestazione (a parere mio, errate), né di stabilire se i manifestanti abbiano iniziato a provocare le forze dell’ordine con lancio di sassi o altro. Non si tratta di impedire alla polizia una proporzionata reazione al pericolo a cui sono esposti gli agenti e gli obiettivi da loro protetti. Qui si tratta di impedire episodi gratuiti di violenza che screditano il nome dello Stato e di chi ha il compito di difenderlo. Si tratta di trovare un deterrente efficace.

Io non mi scandalizzo se vedo un manifestante sbattuto a terra con malagrazia, a cui vengono legati i polsi dietro la schiena. Ipotizziamo, per comodità, che abbia compiuto le peggiori nefandezze del manuale del black-block. Fermarlo, identificarlo e portarlo a processo è il dovere delle forze dell’ordine. Quello che non è loro dovere, è dargli calci nelle costole quando è a terra, o mollare due manganellate giusto perché gli è rimasto un po’ di nervosismo nelle braccia. Lo sforzo di autocontrollo che si presuppone non dovrebbe essere proibitivo per un soggetto il cui mestiere richiede di saper mantenere la calma (altrimenti dargli una pistola in mano sarebbe follia). Il problema è la totale, o quasi, assenza di rischio per il poliziotto che, per usare un eufemismo, “si fa prendere la mano”.

E’ una proposta vecchia, ma non dovrebbe essere andata a male: si metta un numero di riconoscimento sui caschi e sulle giubbe dei poliziotti impiegati in azioni antisommossa. E’ una garanzia in più, specie nell’epoca degli smartPhone, sul comportamento degli agenti. Un deterrente semplice, che dovrebbe ridurre il senso di impunità che ogni tanto si ha l’impressione serpeggi tra i tutori dell’ordine. E poco vale che non si possa stampare un numero sui passamontagna dei facinorosi. Perché un sasso lanciato da un manifestante contro la polizia è un fatto grave. Ma che un poliziotto raccolga il sasso e lo rilanci verso i manifestanti è un fatto intollerabile.

Tommaso Canetta

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