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POLVERINI .540

settembre 25, 2012

Trottolina amorosa dudu-dadada, Renata Polverini finalmente ha smesso di girare su se stessa ed è inesorabilmente caduta. All’inizio la presidente del Lazio si era esibita in un tipico esercizio ginnico della politica italiana: la piroetta a 360 gradi (o suoi multipli). Ti agiti e ti contorci, sembra che tu vada in qualsiasi direzione, e quando atterri sei esattamente al punto di partenza. La Polverini ci aveva provato tre giorni fa. Dopo aver dimezzato le commissioni e abolito quelle speciali – lodevole iniziativa, appena un poco posticcia – aveva dichiarato: «Obiettivo centrato, andiamo avanti». E con uno squisito rito auto-assolutorio il consiglio regionale era stato mondato di ogni nefandezza. Evidentemente la forza centrifuga di quel giro su se stessa doveva aver ripulito la Polverini e i suoi di ogni schizzo di fango raccolto durante il mandato.

Ma, sarà la stagione dei tecnici che ci ha reso più schizzinosi, sarà la crisi che ci ha reso più insofferenti, sarà l’autunno che incupisce gli animi e ci rende rancorosi, questa piroetta di 360 gradi non è passata inosservata. Mentre una parte del pubblico – certo una claque – si complimentava con l’ex sindacalista dell’Ugl (invitandola anzi a resistere a suon di bis, se del caso), il resto degli spettatori non è stata tanto indulgente. Scadenzati da rivelazioni sempre più allucinanti sui comportamenti del ceto politico laziale, i giorni si sono susseguiti e stavolta la Polverini ha dovuto eseguire un pezzo fuori dal repertorio della ginnastica politica italiana: la piroetta a 180 gradi, collocandosi in direzione diametralmente opposta a quella presa appena pochi giorni prima. “Mi dimetto? Non mi dimetto. Ma sì dai, mi dimetto”.

Sarebbe tuttavia ingeneroso scaricare la responsabilità di questo “mezzo giro” solo sulle spalle dell’ex presidente. Lei forse ci avrebbe provato una seconda volta a completare il redressement, ma forze ostili l’hanno bloccata a metà: i consiglieri di opposizione che si dimettono in blocco, i vertici nazionali dell’Udc che costringono i riottosi consiglieri laziali a mollare la sedia, determinando di fatto lo scioglimento del consiglio regionale. Ora, finiti i giri e caduta a terra, la Polverini – animo nobile – prova ad assumersi la colpa di non aver terminato il giro su se stessa ed essersi bloccata a metà. Chissà se gli elettori e i cittadini saranno tanto galantuomini da accettare che si sacrifichi in tal modo. Forse saranno troppo dispiaciuti per la perdita del nuovo capogruppo del Pdl: dopo Fiorito e Abruzzese, una ex cubista 26enne sospettata di simpatie naziste sarebbe certo stato un chiaro miglioramento.

Tommaso Canetta

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