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LA SINISTRA ASCOLTI LA DESTRA, E SI SUICIDI

giugno 4, 2012

Stefano Fassina, responsabile Economia della segreteria del Pd, noto per le sue posizioni filo-sindacato e anti-governo tecnico, tira un’altra bordata a Monti. Alla Reuters dichiara: “In questo contesto politico e con questo Parlamento, Monti non ha la forza di portare avanti altre riforme”, e quindi si prenda in considerazione l’ipotesi del voto in autunno.

Che a questo governo si imputi una carenza di riforme, specie considerato il pulpito da cui viene la predica, è semplicemente ridicolo. Certo si potrebbe fare di più, ma di chi è la colpa se non lo si fa? Dei tecnici o dei partiti che li sostengono a giorni alterni, con continui maldipancia e alti lamenti?

Fassina in realtà dà semplicemente voce a una tentazione presente nella dirigenza del Pd (specie in quella parte che vede la politica riformista di Monti come fumo negli occhi): andare al voto subito, con uno schieramento fortemente spostato a sinistra, e tentare di incassare la vittoria più che per meriti propri per assenza dell’avversario.

Non a caso, infatti, risponde a strettissimo giro all’uscita di Fassina il coordinatore Pdl Sandro Bondi: “C’è un tratto di onestà intellettuale nelle dichiarazioni dell’onorevole Fassina. Non c’è dubbio infatti che l’attuale crisi richiederebbe governi forti di una piena e forte legittimazione politica e democratica. Questa possibilità potrebbe oggi essere garantita solo se l’orizzonte delle forze politiche che sostengono l’attuale governo tecnico fosse anche dopo le elezioni quella di un impegno prolungato di coesione nazionale”.

Al di là del merito di alcune affermazioni, già in queste dichiarazioni si intravede una possibile strategia del Pdl (posto che ne esista una, posto che esista ancora il Pdl da qui a qualche mese): far cadere il governo tecnico – molto più inviso agli elettori di destra che a quelli di sinistra – offrendo al centrosinistra di proseguire la strategia dell’unità nazionale.

Se il centrosinistra accettasse, un Pdl anche decimato elettoralmente e mutilato della sua componente più di destra degli ex An, otterrebbe un ruolo politico centrale. Se, come più probabile, il centrosinistra rifiutasse l’offerta, il Pdl potrebbe addossargli la responsabilità della crisi del governo tecnico e tentare di raccattarne alcuni cocci in una strategia del “tutti contro il pericolo rosso”. Questa sarebbe un’autentica grana per il Pd, diviso al suo interno tra chi di Monti vorrebbe proseguire il lavoro e chi invece lo vorrebbe rivoluzionare.

Dunque Fassina, che parla pensando di incassare un utile immediato, rischia di prestarsi – nel ruolo di “utile idiota” – alle manovre del centrodestra. Che, spaccato al suo interno e ridotto al lumicino nelle intenzioni di voto, ha di fronte due possibilità: la scelta “Sansone” – muoia io con tutti i filistei – o convincere qualcunaltro a tirar giù tutta la baracca. Per poi addossargliene la responsabilità di fronte al Paese e incassare i dividendi dell’elettorato moderato.

Tommaso Canetta

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