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LA SINISTRA, PIANTIAMOLA COI RICORSI STORICI

maggio 27, 2012

Polito sul Corriere di oggi ancora fa paragoni tra la sinistra contemporanea e quella del 2006, ricavandone una sostanziale uguaglianza. Francamente questa miopia che sfoca le differenze e legittima un calderone di corsi e ricorsi storici in salsa riformatara (mi rifiuto di usare il termine riformista in questo caso) ha stancato. Come si può paragonare uno schieramento in cui le ali estreme erano, rispettivamente, Mastella da un lato (in buona compagnia con Dini e altri soggetti storicamente di destra), e Ferrando e Turigliatto dall’altro (gente che nel 2007 era ancora in grado di dividersi tra trozkisti e stalinisti), con quello attuale?

Rispetto a quella situazione, lo schieramento di centrosinistra si è molto semplificato: della sinistra più dura è rimasto Vendola, uno che ha spaccato Rifondazione Comunista quando rischiava di prevalere una linea solo “di lotta”, tradizionalista e più estrema. Quel che è rimasto di Rifondazione senza Vendola si è unito ai Comunisti Italiani, e comunque entrambi i partiti sono fuori dalle ipotesi di alleanza “stile Vasto”. Sull’ala destra della coalizione è rimasto il Pd, che infatti non disdegnerebbe un alleato al centro (magari l’Api) per non scoprirsi troppo a sinistra.

Si parla comunque di tre o quattro partiti, con possibili “ospitate” di radicali e socialisti nelle liste Pd. Ben diversa amalgama rispetto all’Unione di Prodi, composta da: Ds, Margherita, Prc, Pci, Idv, Sdi, Verdi, Udeur, Repubblicani, Radicali, Socialisti Uniti, Pensionati, Psdi, Dc, Dcu, Consumatori, Svp, Lal, Pdm e Liga Fronte Veneto.

Oltretutto, se la tesi di Polito (e dei consueti rivangatori del passato Unionista della sinistra) è dimostrare che non possono convivere la linea di chi, come Vendola e Di Pietro, ritiene le politiche di Monti sbagliate, da rigettare, da sostituire con un programma fortemente socialista (e che siano un ex comunista e un giustizialista a impugnare questa bandiera fa inorridire), e la linea di chi invece pensa che questo governo stia facendo molto, e in ogni caso più bene che male, non c’è bisogno di scomodare il passato. E’ evidente e sotto gli occhi di tutti che, al di là di qualunque riferimento storico, il Pd deve scegliere in che squadra giocare. Può andare al voto con una coalizione fortemente di sinistra con Idv e Sel, e con un programma in netto contrasto con quanto detto e fatto da Monti, oppure può cercare di attrarre nella propria orbita pezzi di governo Monti e alleati al centro, accreditandosi una continuità con quanto fatto dai tecnici.

E’ una scelta difficile. Ambedue le opzioni non garantiscono a priori la vittoria prima, e la governabilità poi. Certo molto influirà il se e il come verranno eventualmente cambiate le regole del gioco (nuova legge elettorale?). Ma in tutto questo rimane la domanda: perchè sottolineare le (poche) somiglianze con l’Unione di Prodi, quando sono le differenze a rendere più comprensibili gli attuali problemi del centrosinistra?

Tommaso Canetta

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