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IL LIMITE DELLE CRITICHE A MONTI

aprile 27, 2012

Criticare il governo Monti si può, anzi si deve. Nessuno è perffetto e gli errori, le  “sviste” dell’esecutivo non stanno esattamente sulle dita di una mano. Ma le critiche a questo governo sbattono contro un limite evidente: la mancanza di alternative credibili.

Quando si sostiene che questo governo è stato abile nel guidare la fase “uno”, quella del rigore, ma che ora non è in grado di guidare la fase “due”, quella della crescita, l’immediata obiezione che sale alle labbra è: chi dovrebbe farlo allora? I partiti politici che hanno dimostrato in anni e anni di governo la propria incapacità di prendere decisioni non viziate da convenienze di bottega e proiettate nel lungo termine?

Francamente rimane preferibile un esecutivo tecnico fatto da persone della cui buona fede la maggioranza degli italiani rimane convinta. Si può non essere d’accordo con le loro scelte di politica economica, ma ritenere che stiano facendo gli itnteressi loro o di qualche potere a loro riconducibile è piuttosto difficile, alla luce di diversi provvedimenti presi in questi mesi.

Senza contare che alcuni dei “fallimenti”, o mancati successi, del governo dipendono più dall’opposizione dei partiti (e delle lobby a questi riconducibili) che non alla mancanza di volontà dei ministri. Si pensi alle liberalizzazioni, all’intervento sui costi e i malcostumi della politica, alla stessa riforma del lavoro. Se non fossero stati costretti dai partiti a scendere a compromessi (quasi sempre al ribasso rispetto alle intenzioni), non avrebbero fatto meglio?

E proprio a quei partiti vogliamo riconsegnare in mano le chiavi del futuro dell’Italia? Anche solo quelle dell’immediato futuro? Se è inevitabile che il pallino del gioco prima o poi torni nella mani della politica, altrimenti cadremmo in qualche sistema autoritario (vista l’assoluta miopia generale nel pensare di evolvere le forme attuali della democrazia), non sarebbe il caso di dare più tempo alla politica per riflettere su se stessa? Per evolvere? Diciamolo, per migliorarsi?

Per concludere, avanti con le critiche, ma attenzione a non legittimare la (nemmeno troppo) malcelata tentazione dei politici di ogni parte a riportare la situazione allo status precedente.

Tommaso Canetta

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