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STUPRO DI GRUPPO, RIECCO LA DEMAGOGIA

marzo 15, 2012

Quando la Corte Costituzionale nel 2010 decretò l’incostituzionalità della legge che obbligava i giudici a decretare il carcere come misura cautelare per chi sia indagato per stupro, ci furono reazioni indignate e alti strepiti. I politici, sempre in prima linea nella demagogia e nel populismo, diedero fiato alle trombe della polemica.

Ma i giudici avevano stabilito una cosa ovvia, pacifica in Costituzione e in giurisprudenza. L’indignazione era figlia dell’ignoranza. Ignoranza della distinzione tra pene e misure cautelari, ignoranza delle rispettive funzioni, ignoranza del ruolo del giudice.

Poco più di un anno dopo, la Corte di Cassazione, applicando la sentenza della Corte Costituzionale, stabilì che anche nel caso di stupro di gruppo non poteva valere l’obbligo per il giudice di stabilire la misura cautelare della detenzione in carcere.

Il perchè è piuttosto ovvio. Nella zona grigia, dove il caso è complicato e il giudice non se la sente di mandare in carcere l’indagato, è stupido (oltre che incostituzionale), obbligarlo alla scelta secca libero/in prigione. Quella scelta è bene che, salvo casi lampanti, venga fatta al termine del processo, durante il quale può succedere di tutto.

Può addirittura succedere che chi ha confessato il reato, si scopra che non l’ha commesso ma sia un mitomane, o uno che sta cercando di coprire un terzo soggetto, o altro ancora.

Ed eccoci al caso di cronaca che, da ultimo, ha suscitato l’indignazione popolare e politica (dalla Lega al Pd, dal Pdl all’Idv). Due ragazzi accusati di stupro di gruppo sono stati mandati agli arresti domiciliari in attesa della fine del processo. Il giudice era stato costretto a mandarli in carcere, come unica misura cautelare possibile, pur nutrendo dei dubbi sulla ricostruzione del fatto.

I due giovani affermano che la ragazza era consenziente, lei nega. Il crimine è di quelli talmente odiosi che chiunque è portato a simpatizzare con la ragazza e accettarne la versione dei fatti. Ma quello è compito del giudice e, se non c’è sicurezza, tenere in carcere due persone che sono innocenti fino a prova contraria è una grave violazione dei diritti individuali. Privarli della libertà personale con gli arresti domiciliari è una misura sufficientemente gravosa (considerando soprattutto che allo stato del procedimento sono da considerarsi innocenti, e quella che subiscono non è una pena ma una misura cautelare).

La politica in particolare non dovrebbe continuare a solleticare i (comprensibili) istinti peggiori della popolazione. Anche perché può sempre succedere che una ragazza affermi di essere stata stuprata, magari da due zingari, magari a Torino e il tutto, sempre magari, finisca con un pogrom…

Tommaso Canetta

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