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ACCORDI BILATERALI CON LA SVIZZERA, DA PANACEA A MADORNALE ERRORE

marzo 6, 2012

Ci eravamo entusiasmati un po’ tutti, chi più chi meno, per gli accordi che la Germania e l’Inghilterra avevano siglato con la Svizzera e che dovrebbero entrare in vigore nel 2013. Il contenuto era, in sintesi, uno scambio: in cambio del mantenimento del segreto bancario (mitigato, di recente, su richiesta dell’OCSE) e di importanti facilitazioni per l’accesso delle banche svizzere in territorio tedesco, la Svizzera si impegnava ad applicare, a vantaggio dell’Erario tedesco, un’imposta annuale – anonima – del 26,375% sui redditi finanziari prodotti dai patrimoni dei cittadini tedeschi.

Per il passato, l’accordo prevedeva un prelievo forfetario una tantum – una vera e propria imposta patrimoniale – che avrebbe inciso pesantemente sullo stock dei depositi (e non sui soli flussi) con aliquote che, in ragione degli anni di deposito e dell’ammontare delle consistenze, oscillavano tra il 19 e il 34 per cento. L’incasso era stimato in circa 4 miliardi di franchi svizzeri (ossia, ai cambi attuali, poco meno di 4 miliardi di euro), 2 dei quali sarebbero stati immediatamente anticipati dalle banche svizzere quando l’accordo fosse entrato in vigore.

Insomma, questo tipo di accordo ci era stato presentato come un rimedio taumaturgico ai mali delle nostre finanze. Prima il governo Berlusconi, poi il governo Monti, erano stati sollecitati da partiti e società civile a siglare un accordo dello stesso tipo. Aspre critiche erano poi piovute quando, opponendo la contrarietà dell’Unione europea, Monti aveva dichiarato che non avrebbe preso una simile decisione.

Ora, a distanza di qualche mese, l’Unione europea blocca questi accordi e prende l’iniziativa. La Commissione ha sollecitato ieri la presidenza di turno, danese, a far partire un negoziato comune con la Svizzera e gli altri Paesi terzi. Gli accordi bilaterali infatti creano dei problemi di armonizzazione e rischiano di essere oggetto di una procedura di infrazione in sede comunitaria. Germania e Inghilterra hanno già dichiarato di essere disposti a rinegoziare alcuni aspetti del loro accordo. Si vedrà, ma col senno di poi fa riflettere l’entusiasmo che si era creato intorno a un tipo di accordo che ora sta mostrando limiti e problemi.

Tommaso Canetta

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