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BILANCIO SULLE LIBERALIZZAZIONI

marzo 1, 2012

Abbiamo trattato a più riprese il tema delle liberalizzazioni, in alcuni settori in particolar modo. Ora che il decreto che ne tratta è uscito dalla Commissione competente del Senato – e pare non verrà più modificato, visti i tempi necessariamente stretti per ratificarlo entro fine marzo – si può trarre un primo bilancio.

La delusione più cocente riguarda i taxi. Hanno vinto su tutta la linea, la competenza su tariffe e numero di licenze rimarrà ai Comuni invece di passare a un’authority indipendente. In parole semplici, non cambierà nulla.

Sulle farmacie si è ottenuto un compromesso: si potranno aprire una farmacia ogni 3.300 abitanti (più dei 3.000 voluti dal governo, ma molto meno dei 5.000 circa attuali), il che porterà a un aumento di circa 4 o 5 mila unità. Niente da fare per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C e qualche contentino viene dato alle parafarmacie, che potranno vendere medicinali veterinari e composti.

Per quanto riguarda la professioni è stato fatto decisamente pochino. Restano gli ordini, restano gli esami di stato, restano le barriere all’ingresso delle professioni. C’è stato un piccolo intervento che ha ridotto da 24 a 18 i mesi di tirocinio, con la possibilità di fare i primi 6 mesi già durante l’ultimo anno di università. Si è poi previsto che il tirocinio sia pagato – non una retribuzione ma un rimborso spese – ma solo dopo i primi sei mesi. Sono state abolite del tutto le tariffe (ma già ne era stato eliminato il valore vincolante), ma non si è riusciti a imporre l’obbligo di preventivo.

Resta poi la questione delle carceri costruite e gestite dai privati, il così detto “project financing” più o meno ignorato dai mass media. In assenza di chiarimenti e dibattito pubblico sul tema possiamo solo ribadire la preoccupazione per un articolo, il 43 del decreto, che rischia di creare una lobby economica interessata ad avere quanti più detenuti possibile.

Negli altri settori coinvolti dalle liberalizzazioni – banche, assicurazioni, gas etc – si sono fatti dei progressi ma molto ancora resta da fare. Dovendo trarre un bilancio si possono usare due criteri: uno è quello della situazione oggettivamente esistente, l’altro è quello delle aspettative. In base al primo il governo ha fatto abbastanza bene, si è mosso in molti settori ed è riuscito a portare in porto (aspettiamo la ratifica del decreto per esserne certi) risultati importanti. In base al secondo non si può essere soddisfatti: ci aspettavamo di più, ci aspettavamo meno cedimenti alle lobby, specie a quelle dall’atteggiamento più bellicoso e intransigente.

Ora l’auspicio è che la strada intrapresa non venga abbandonata, e con le prossime legislature si prosegua con riforme sempre più incisive. Così sarebbe garantita una gradualità “equa”, ma guai se diventasse l’ennesima occasione per “cambiare tutto perché non cambi niente”.

Tommaso Canetta

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