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ICI ALLA CHIESA: STRANE ARGOMENTAZIONI

febbraio 27, 2012

Il governo pare aver trovato la quadratura del cerchio sulla questione Imu (ex Ici) sui beni immobili della Chiesa. Saranno esenti gli edifici, o le porzioni di edificio, destinate al culto o ad attività non a scopo di lucro.

A fronte di una decisione chiara, presa tutto sommato col consenso della Chiesa e la benedizione dell’Unione europea, stupisce il fiorire di argomentazioni pro o contro che poco hanno a che vedere con la questione.

I sostenitori del provvedimento, alcuni di loro quantomeno, hanno tirato fuori un intero armamentario di recriminazioni contro i crimini della Chiesa, dall’inquisizione allo Ior di Marcinkus.

I contrari (si distungue in tal senso l’editoriale di oggi di Alessandro Sallusti su il Giornale) fanno anche di meglio, rinfacciando ai laici-laicisti le spese che la Chiesa ha dovuto sostenere per sopperire nel corso di 150 anni alle carenze dello Stato. Rinfacciano anzi l’intera missione caritatevole della Chiesa a chi ne contesta gli ingiusti privilegi.

Non che il dibattito non sia interessante, però rispolverarlo parlando di Imu sui beni della Chiesa pare fuorviante. Qui il punto non è rimborsare la Chiesa dei soldi che ha speso per costruire oratori e ospedali, e nemmeno farla pagare per le sue malefatte.

Il punto è che un’attività commerciale a scopo di lucro che sia locata in un immobile esente da Imu, ha un vantaggio competitivo ingiusto sulla concorrenza. Per questo motivo bisogna eliminare questo privilegio. Per questo motivo ha senso che siano esenti solo gli immobili che non hanno come proprio obiettivo quello di generare profitto.

Quante colpe abbia il Vaticano nelle crociate o nell’olocausto, e quanti meriti abbia nell’educazione dei giovani o nell’assistenza dei poveri, sarà interessante saperlo, ma non dovrebbe contribuire a decidere il “se” e il “quanto” la Chiesa debba pagare di Imu.

Tommaso Canetta

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2 commenti

  1. giustissimo!


  2. Veramente i difensori della Chiesa dalla campagna radicale non fanno riferimento alle spese sostenute al posto dello Stato. Fanno riferimento, molto più semplicemente, al fatto che la Chiesa è già tenuta a pagare l’imposta sugli immobili e di fatto la paga. Le esenzioni, ben giustificate e confermate da Monti, riguardano casi ben determinati e socialmente rilevanti.



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