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MAMMONI, SFIGATI, TENDENTI AL MONOTONO

febbraio 7, 2012

Che l’operato del governo sia condivisibile qui l’abbiamo detto e ripetuto più volte. Il problema non è quindi quello che l’esecutivo fa, ma quello che dice. Solo negli ultimi giorni Anna Maria Cancellieri, Michel Martone e Mario Monti hanno dato prova di un’idiozia verbale che stride con la loro intelligenza.

Alla vigilia di un’epocale riforma del mercato del lavoro – si spera – in cui verranno ridiscussi e rivoluzionati diritti, interessi soggettivi e privilegi che resistono da mezzo secolo, il governo ha un obbligo di maggiore attenzione alla comunicazione.

Così dare degli “sfigati” ai 28enni non laureati, senza prendersi la briga di specificare “quelli che non sono lavoratori o che non hanno una mamma in coma o altre situazioni paragonabili” è una stecca. Dire che “noi italiani siamo fermi al posto fisso accanto a mamma e papà”, senza considerare che senza il “welfare familiare” sono moltissimi i ragazzi che non ce la fanno, è una stecca. Usare le parole “il posto fisso è una monotonia” è puro autolesionismo. Mario Monti dica piuttosto che sarebbe tanto bello se tutti potessimo avere il posto fisso, ma che purtroppo il mercato è cambiato, e quindi bisogna trovare il modo di traghettare le precedenti tutele nella nuova situazione.

La cosa che più fa impressione è che, stante gli obiettivi dichiarati del governo (“aprire il mercato del lavoro a donne e giovani”, e “dare tutele agli outsider del mercato”), Monti e gli altri ministri avrebbero gioco facile a presentare le loro riforme sotto la giusta luce. Quelle sopra ricordate sono leggerezze imperdonabili, specie se hanno l’effetto di alienare la simpatia dei giovani verso l’esecutivo. Una minoranza ideologizzata che strepita qualsiasi slogan suggerisca la Fiom ci sarà sempre, ma nella maggioranza rimanente l’utilizzo di parole – stupidamente – urticanti rischia di creare una vulgata pregiudizialmente ostile al governo.

Questo per quanto riguarda i governanti. Noi governati, per parte nostra, potremmo tornare a concentrarci più sulle cose che si fanno che non quelle che si dicono.

Tommaso Canetta

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