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LOBBY IN AZIONE CONTRO LE LIBERALIZZAZIONI

febbraio 2, 2012

Il testo del governo sulle liberalizzazioni è già stato bocciato dalla Commissione Giustizia del Senato. Tre pareri contrari, votati da un asse Pdl-Lega-Idv, su tre articoli del testo: quello che istituisce i Tribunali delle imprese, quello che riguarda il risarcimento diretto per le assicurazioni e, ultimo ma non meno importante, quello che aboliva definitivamente le tariffe per le libere professioni.

C’è di chi essere stupiti? Assolutamente no.

La Commissione Giustizia del Senato è composta da 25 membri. Di questi 11 sono avvocati (compreso il presidente Berselli), più uno abilitato alla professione forense. Una lobby decisamente consistente.

Ovvio che, mandando nelle commissioni parlamentari persone competenti nella materia in questione, sia normale l’iperpresenza di avvocati e magistrati. A questo punto però è anche giusto sottolineare il conflitto di interessi che coinvolge quasi la metà dei componenti. E, di conseguenza, invitare il governo (soprattutto, visto che può usare lo strumento della fiducia) e l’aula parlamentare (meno, visto che anche lì c’è una folta rappresentanza di toghe) a non lasciarsi troppo condizionare dalle decisioni della Commissione.

Il sospetto, piuttosto fondato se si considerano le posizioni prese dai rappresentanti degli ordini professionali (specialmente quello degli avvocati, ma non solo), è che alcuni membri della Commissione servano più gli interessi della propria categoria che quelli della collettività.

Tommaso Canetta

(qui sotto riportiamo la composizione per intero della Commissione Giustizia del Senato)

Filippo Berselli, Pdl: avvocato cassazionista (presidente)

Roberto Centaro, Pid: magistrato (vicepresidente)

Alberto Maritati, Pd: magistrato (vicepresidente)

Piero Longo, Pdl: avvocato penalista (segretario)
Chiurazzi Carlo, Pd: avvocato (segretario)

Maria Elisabetta Alberti Casellati, Pdl: avvocato
Allegrini Laura, Pdl: imprenditore
Balboni Alberto, Pdl: avvocato
Franco Bruno, Terzo Polo: ingegnere
Caliendo Giacomo, Pdl: magistrato
Cardiello Franco, Pdl: avvocato
Gianrico Carofiglio, Pd: scrittore e magistrato
Felice Casson, Pd: magistrato
Gerardo D’Ambrosio, Pd: magistrato
Silvia Della Monica, Pd: consigliere di Cassazione
Antonio Adolfo Maria Del Pennino, Partito Repubblicano: dirigente politico
Sergio Divina, Lega Nord: funzionario abilitato alla professione forense
Galperti Guido, Pd: avvocato
Carlo Giovanardi, Pdl: avvocato
Li Gotti Luigi, Idv: avvocato
Franco Mugnai, Pdl: avvocato
Roberto Mura, Lega Nord: imprenditore
Marco Perduca, Pdl: consulente
Achille Serra, Terzo Polo: prefetto
Giuseppe Valentino, Pdl: avvocato 

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3 commenti

  1. Se il governo si fosse adeguatamente consultato con le categorie professionali interessate ed in particolare con coloro che esercitano la professione forense, inclusi i giovani avvocati, forse avrebbe evitato l’emanzione di un decreto legge che crea solo danni e nessun beneficio alla collettività.


    • Rinvio all’articolo “Liberalizzazioni – dai taxi alle professioni” per sentire nello speciale radio le parole del presidente Giuggioli. Risulta in modo piuttosto inequivocabile che tipo di suggerimenti sono usciti, e col precedente governo rischiavano anche di essere ascoltati, dal confronto con la categoria forense. Un esame ancora più astruso e discrezionale, un tirocinio ancor più pesante per accedere alla professione, e in generale una difesa dell’esistente arroccata su posizioni corporative. La categoria abbia il coraggio di chiedere una vera riforma, e non qualche ritocco restrittivo all’esistente, che valorizzi i giovani e il merito, e nessuno più dovrà sperare in una mannaia calata dall’alto del potere legislativo.


      • L’attuale intervento, con l’abolizione totale delle tariffe e l’impossibilità di fare riferimento ad esse, non toglie alcun potere ai grossi ed affermati studi legali che continueranno a fare i prezzi che vogliono forti del loro nome e potere, ma rende ancor più debole la posizione dei giovani professionisti che non hanno più alcun parametro a tutela del valore della prestazione professionale da essi offerta. Di ciò, come al solito, si avvarranno esclusivamente i grossi centri di potere economico (assicurazioni e banche e grosse aziende ) che imporranno compensi professionali sempre più bassi in ragione del c.d. “prendere o lasciare”. Si ricordi in particolare che i minimi tariffari erano già derogabili al ribasso col la riforma introdotta da Bersani (del resto quasi sempre i prezzi praticati ai privati dai giovani professionisti erano sotto tale soglia) sicché la concorrenza sui costi avveniva già prima del colpo di genio avuto dall’attuale governo. Insomma, trattasi ancora una volta di una riforma di facciata, fatta a costo zero, e che, come tante altre reclamizzate innovazioni (si pensi per esempio all’indennizzo diretto nella RC auto), porterà vantaggi ai soliti noti di cui, come sempre, non fanno parte ne i comuni cittadini ne i giovani professionisti.



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