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ITALIANI E TEDESCHI, UNA FAZZA UNA RAZZA

gennaio 29, 2012

“Noi Schettino, voi Auschwitz”. Ho evitato di commentare per un paio di giorni il titolo di venerdì de il Giornale perché ritengo che la Giornata della Memoria dovrebbe essere dedicata a riflessioni un po’ più importanti. Ma oggi ci si può divertire.

Per sommi capi, l’antefatto parrebbe essere questo. Un articolo comparso su der Spiegel (una popolare periodico tedesco) sostiene che in fondo Schettino è l’italiano tipo, e snocciola una serie di sfiziosi stereotipi, mezze verità e insulti razzisti a sostegno della tesi. Noi italiani gesticoliamo, siamo esibizionisti, non siamo una razza, non siamo degni di fiducia etc…

La reazione de Il Giornale non si fa attendere e, accanto alla titolazione inqualificabile, appare un editoriale di Alessandro Sallusti in cui senza tanti giri di parole si ricorda agli amici teutonici che loro erano nazisti (e sotto sotto lo sono ancora adesso, “Questi tedeschi sono ancora oggi arroganti e pericolosi per l’Europa” tuona Sallusti).

Stiamo parlando di cialtroni gli uni contro gli altri armati che non si rendono conto della stupidità e della pericolosità di certi discorsi. Non è quindi per stabilire torti o ragioni che voglio aggiungere un altro tassello alla vicenda, antecedente al pezzo dello Spiegel: un articolo firmato da Mario Giordano, apparso su il Giornale del 12 gennaio col titolo “Caro Mario non vogliamo morire tedeschi”. Non credo ci sia nessun nesso di causa-effetto tra questo articolo e quello dello Spiegel, ma, guardandone i contenuti, fa sorgere qualche dubbio sull’idoneità del pulpito da cui Sallusti strepita contro il periodico tedesco.

Alla seconda riga, Giordano già usa la parola “crucco”. La ripeterà per 3 volte. Poi, in rapida sequenza, accusa i tedeschi di: mettere la marmellata sugli spaghetti, usare calzini corti e bianchi e, ovviamente, di essere stati nazisti. “Come dice un mio amico: i treni da noi arrivano sempre in ritardo, da loro invece arrivano sempre puntuali anche quando vanno a Dachau”. Bell’amico…

Finita qui? Assolutamente no!

A parte alcune espressioni evocative (“Terzo reich”, “Anshcluss”, “Panzer”, “Blitzkrieg”), fastidiose quanto il “pizza-pasta-mafia-mandolino” che ci perseguita, Giordano infila un’altra stoccata velenosa sugli spaghetti (“Io so mangiarli senza il cucchiaio…”) e forse raggiunge l’acme con una lunga, lunghissima, domanda retorica rivolta al premier: “Le sembra il caso di barattare Dante e Petrarca, la nostra fantasia e il mare di Sorrento, l’olio pugliese, i vini piemontesi, la capacità di creare, l’arte di cavarsela, l’intelligenza e l’orgoglio di patria, le sembra il caso, dicevo, di barattare tutto questo per un piatto di crauti?”.

Nota bene, Mario Monti aveva semplicemente detto che non gli dispiacerebbe che gli Italiani apprendessero un po’ del rigore nei conti pubblici che caratterizza la Germania. Speriamo che durante la sua visita a Washington non si lasci scappare un elogio per Obama, oppure Giordano ci ricorderà che i neri cucinavano gli esploratori in pentola.

Tommaso Canetta

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