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CANTO DI NEBBIA

gennaio 26, 2012

Spesso le stecche si mascherano da suoni melodiosi. Talvolta però, succede anche il contrario. Questa riflessione, oltre che dal recente caso “Martone e gli sfigati” (esempio palese di chi, volendo dire un concetto di assoluto buonsenso, ha finito col farsi fraintendere), mi è stata ispirata da un brano musicale (associato ad un video) realizzato da mio fratello, compositore.

Non essendo sufficientemente esperto della materia ho chiesto che fosse l’autore a dare qualche indicazione sul significato del pezzo e sul procedimento utilizzato per la creazione dei suoni. Riporto le sue parole qui sotto. Da profano posso solo dire che gli echi che mi risuonavano in mente erano la colonna sonora di “Shining” e “One of these days” dei Pink Floyd.

Il pezzo è stato scritto con l’obiettivo di generare una situazione di staticità claustrofobica, in analogia con il video, caratterizzato da un’inquadratura immobile, ma attraversato da piccoli cambiamenti, come il fluire del naviglio e della nebbia su di esso. Allo stesso modo, l’evoluzione del pezzo musicale è accompagnata da variazioni progressive e microscopiche, che lo portano prima a sprofondare in un’atmosfera densa e pesante, per poi snellirsi in una stasi finale, nel silenzio.

A livello tecnico, il pezzo è stato costruito a partire dall’elaborazione di forme d’onda sinusoidali generate da un oscillatore semplice; in particolare, alla “fondamentale”, corrispondente alla nota base o “vettore base”, vengono sovrapposte tramite sintesi additiva le armoniche successive fino al quinto grado. Le diverse funzioni d’onda quindi si sovrappongono sfasandosi secondo un pattern predefinito, costruito temporalmente tramite funzioni esponenziali; la sovrapposizione genera “battimenti” e un ampliamento dello spettro sonoro, dando luogo ad  una “super-nota”, più ricca di quanto si potrebbe ottenere e controllare tramite strumenti acustici. I vettori base successivi, con le rispettive elaborazioni, si aggiungono al do# iniziale scendendo per intervalli di quinta, in un progressivo sprofondare e aggravarsi. Il succedersi delle trasformazioni è scandito da eventi percussivi generati tramite impulsi, regolati da funzioni esponenziali di ampiezza decrescente e distorti tramite funzioni generatrici di rumore bianco filtrato.

Raffaele Canetta

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