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ARTICOLO 18 – UNA “TRAPPOLA” DEL CORSERA?

dicembre 22, 2011

Da qualche giorno infuria il dibattito sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. A dar fuoco alle polveri è stata un’intervista sul Corriere della Sera di Enrico Marro al nuovo ministro del Welfare, Elsa Fornero. Il paragrafo galeotto fu questo:

I sindacati non ci stanno a toccare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. 
«Sono abbastanza anziana per ricordare quello che disse una volta il leader della Cgil, Luciano Lama: “Non voglio vincere contro mia figlia”. Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli. Ora non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte».

Il giorno dopo, sempre a firma di Enrico Marro, sempre sul Corriere della Sera compare la risposta, durissima, di Susanna Camusso, segretario Cgil. “C’è un livello di aggressione nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici che, fatto da una donna, stupisce molto”, disse la leader del sindacato, e rincarò la dose avanzando sospetti che il ministro lavori nell’interesse delle assicurazioni private.

Da questa doppia intervista in poi si è scatenato un dibattito, spesso violento e ideologico, sull’articolo 18. Le sofferenze del Pd, le forzature di Sacconi, gli altolà di Damiano e via dicendo. E tutto è cominciato con quelle parole del ministro: “non è un totem”. Siamo di fronte ad un caso clamoroso di “effetto palla di neve”: una cosa piccola in principio si ingigantisce acquisendo velocità e rischiando di diventare valanga che tutto travolge.

Non sorprendono quindi le parole della Fornero che, a Porta a Porta, ha dichiarato di “essere stata ingenua”, e che i giornalisti sono “bravissimi a tendere trappole”. Ferruccio De Bortoli è subito intervenuto tramite twitter dicendo che il ministro “è caduto nella trappola di se stessa”, e la Fornero ha corretto il tiro sostenendo che non si riferiva all’intervista di Marro ma “alle reazioni successive”. Quest’ultima scusa non ha alcun senso: che trappola possono essere delle reazioni? Evidentemente in un impeto di sincerità il ministro ha ammesso di essere stata furbescamente portata dall’intervistatore del Corriere a sbottonarsi su un tema che, questa era la consegna data da Monti, avrebbe dovuto arrivare sul tavolo solo dopo le feste di Natale, a manovra approvata.

Infatti la reazione unanime del governo al polverone sollevato su questo tema è stato dichiarare che non ha senso parlarne ora, e che comunque l’articolo 18 è solo l’ultimo tassello di una riforma complessiva che va ben oltre. Peccato che il sasso nello stagno fosse già stato tirato e le reazioni e gli psicodrammi avessero già invaso la scena politica. Per giorni i sindacalisti e i politici loro vicini hanno potuto gridare all’attentato a un baluardo della civiltà, e il centrodestra ha potuto dire che Fornero e Sacconi sono sulla stessa linea. Due assurdità, ideologiche e dannose per il dibattito futuro.

Ricordiamo che in gioco c’è l’estensione di alcuni diritti fondamentali ad una platea di milioni di lavoratori, soprattutto giovani, che vivono nel precariato. La riforma Ichino, o Boeri, o altre simili, hanno come propria stella polare il superamento del  dualismo del mercato del lavoro, tra lavoratori inamovibili e schiavizzati. Minarne il cammino prima ancora che sia iniziato, estorcendo con l’astuzia scampoli di frase sull’articolo 18, è da irresponsabili.

Allora è legittimo chiedersi se il Corriere della Sera abbia svolto un servizio utile al Paese, o invece l’abbia danneggiato. Sicuramente il quotidiano di via Solferino sta ora ospitando fior fior di editoriali per approfondire il tema (solo oggi, Maurizio Ferrera e Pietro Ichino), ma ormai il danno era già fatto. Prima ancora di avere una bozza della riforma nel complesso, il dibattito è stato impiccato al totem dell’articolo 18. Una stecca che renderà ancor più accidentata la strada verso le riforme.

Tommaso Canetta

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2 commenti

  1. caro Canetta, Marro e il Corriere non fanno interviste furbe, non inducono furbescamente alcuno a dire ciò che non voglia dire: vale per le persone qualunque, figuriamoci per i ministri. Fanno invece interviste che, qualche volta, forse altri non sanno fare. Cordiali saluti, enrico marro


  2. caro Marro, il termine “furbescamente” é brutto e lo ritiro. Diciamo “abilmente”. Resta tuttavia la sensazione che, come ammesso dallo stesso ministro, dire anche solo due battute sull’articolo 18, in quel momento, sia stata ingenuitá.
    Del valore giornalistico dell’intervista non si discute, mi chiedo – e le chiedo – solo se, ponendo l’accento sull’articolo 18, non si sia portato il dibattito a un livello di scontro che non aiuta il Paese. Comunque lusingato della sua risposta, ricambio i cordiali saluti. Tommaso Canetta



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