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ARTICOLO 18: SINDACATI CIECHI E SORDI

dicembre 19, 2011

Basta nominarlo perché i sindacati si tappino occhi e orecchie (sfortunatamente la bocca no): è il famigerato articolo 18. Il divieto di licenziamento senza “giusta causa” per le aziende con più di 15 dipendenti. Ma cosa ha scatenato nuovamente la discussione?

Di recente il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha dichiarato che il governo intende mettere in atto una riforma complessiva del mondo del lavoro. In particolare si vorrebbe superare il dualismo tra lavoratori a tempo indeterminato (circa 15 milioni) e quelli che sono costretti ad arrangiarsi tra contratti “flessibili” e “precari” (circa 10 milioni). La soluzione che si vorrebbe proporre contro questa disparità, che è in primo luogo generazionale visto che sono soprattutto i giovani quelli che non trovano lavoro se non in forme scandalosamente non tutelate, è un modello contrattuale unico. In particolare si prende in considerazione la “proposta Ichino”: tutti i nuovi assunti (salvo eccezioni evidenti, come certi lavori stagionali) sarebbero inquadrati in un’unica forma contrattuale che prevede da subito alcune tutele, che crescono (insieme al salario) con l’andare del tempo. A questa maggior flessibilità all’ingresso del mercato del lavoro ne corrisponderebbe una analoga all’uscita, prevedendo che si possa licenziare per “motivi economici” e non solo per giusta causa. In questo caso però, il datore (con l’aiuto dello Stato) deve mantenere il lavoratore per un periodo adeguato (per ora si parla di 1-3 anni) con la retribuzione che progressivamente degrada nel tempo (ad ora si ipotizza dal 90% al 70%), di modo che questi possa ri-formarsi se necessario e reinserirsi nel mercato del lavoro.

Stante quanto sopra premesso, sarebbe ovviamente necessaria una modifica all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Perché il contratto unico funzioni è necessario che il datore possa licenziare per motivi economici, altrimenti una flessibilità solo in entrata porterebbe il modello a collassare in breve tempo. Se un’azienda assumesse in un ciclo di espansione economica, ma non potesse licenziare quando il ciclo rallenta o si inverte, andrebbe incontro al fallimento. Ma i sindacati, che fanno gli interessi dei loro iscritti (in prevalenza pensionati e lavoratori a tempo indeterminato), vedono questa proposta come il fumo negli occhi e preannunciano battaglia. La cosa irritante è che, già dalle prime dichiarazioni, non sembra che abbiano molto interesse ad una discussione sul merito di questa riforma, ma che anzi preferiscano difendere acriticamente l’articolo 18 come una sorta di feticcio, accusando chiunque voglia modificare lo status quo di voler minare le fondamenta della civiltà moderna.

Si dirà, i sindacati fanno il loro mestiere. Viene però da chiedersi chi rappresenterà quei 10 milioni di lavoratori, giovani e precari, che trarrebbero beneficio da questa riforma e che invece vengono da un lato sfruttati dai padroni, e dall’altro illusi da cgil-cisl-uil i quali sostengono di volere il contratto a tempo indeterminato per tutti, ma sanno benissimo che chiedere una cosa impossibile è il modo migliore per non cambiare nulla (e continuare a ipertutelare i loro iscritti, anziani e a tempo indeterminato).

Tommaso Canetta

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5 commenti

  1. […] della così detta “fase 2″. Della riforma del mercato del lavoro si è già scritto (vedi), l`altra gamba di questa nuova tornata di provvedimenti dovrebbero essere, ancora una volta, le […]


  2. Non credo che i sindacati non voglianoaa discutere sull’art.18 solo per difendere pensionati e lavoratori a tempo indeterminato. Penso piuttosto che le tutele dei lavoratori oggi siano veramente poche. Con la proposta delle aziende di poter licenziare per motivi economici i dipendenti si rischia di vedere un futuro di disoccupati dai 40 45 anni in su che non riusciranno a trovare un altro lavoro essendo difficile se non impossibile oggi come oggi reinserirsi nel mondo lavorativo. E’ molto più facile assumere un giovane e pagarlo meno rispetto ad un lavoratore con anni di esperienza alle spalle. E poi vogaliamo parlare della professionalità della quale non si parla mai e che in questo paese ormai non esiste più. No mi spiace sono una lavoratrice disposta alla mia età 48 anni anche a rimetterei in gioco con un nuovo lavoro ma non sono assolutamente d’accordo con la proposta del governo monti. I datori di lavoro oggi hanno già troppo potere in mano e noi siamo costretti a sopportare perché se no ci ritroviamo in mezzo ad una strada. Non solo dopo 30 anni di lavoro e di fedeltà e serietà ci hanno ridotto l’orario di lavoro e di conseguenza lo stipendio. Mi dica lei dove sono le tutele oggi figuriamoci un domani…


    • L’articolo 18 verrebbe toccato solo a fronte di un’estensione importante di diritti e garanzie in via preventiva. Il passaggio a un contratto unico a tempo indeterminato per tutti i lavoratori, con garanzie e retribuzione crescenti nel tempo, affiancato ad un’assistenza economica (dal 90% al 70% della retribuzione) di tre anni per chi perde il posto di lavoro sembrano contropartite accettabili per la modifica dell’articolo 18. Abolire o stravolgere tale articolo al di fuori di questo contesto di riforma di ampio respiro (ad ora comunque tutta da verificare) sarebbe ovviamente inaccettabile. Il programma del governo, almeno seguendo l’ispirazione teorica di Ichino o Boeri, sembra il voler estendere diritti a chi ora non ne ha (il famoso dualismo del mercato del lavoro che va superato), e per far funzionare un modello di “flex security” come ultimo passaggio è necessario toccare l’articolo 18. Ma solo a certe condizioni e solo come ultimo passaggio.


  3. vorrei ricordare che gli anziani con il lavoro a tempo indeterminato sono quelli che in caso di crisi o licenziamento non troveranno un’altro posto di lavoro dal momento che pensando da imprenditore non investirei su una persona che fra 5 – 10 anni andrebbe in pensione ma su un giovane che ho possibilita’ di crescere in base alle esigenze aziendali, sono gli stessi che stanno mantenendo i figli che studiano o che lavorano in modo precario pagando in piu’ il mutuo di casa che non ferma le rate in conseguenza del fatto che sei senza lavoro.
    sono ancora dell’idea che se una persona ha una sicurezza sul lavoro possa fare programmi e acquisti che generano comunque movimento di denaro che per ora non ci sono e la domanda interna bloccata.


  4. […] da una commento di un lettore a un precedente articolo. Vorrei ricordare che gli anziani con il lavoro a tempo indeterminato sono quelli che in caso di […]



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