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PRATICANTI AVVOCATI, PRATICANTI GIORNALISTI: LE RIFORME PER NOI?

dicembre 4, 2011

Premetto che questo pezzo è sicuramente pro domo mia e che, avendo la fortuna di essere praticante su due fronti (per l’appunto, avvocato e giornalista), a qualsiasi mia tesi va fatta la tara dell’esperienza personale. Detto questo, leggendo le indiscrezioni sul pacchetto di riforme che il consiglio dei ministri dovrebbe licenziare domani sembra che manchi qualcosa.

Va bene una riforma delle pensioni che anticipi sui lavoratori di oggi un po’ del rigore che quelli di domani non potranno evitare. Va bene una tassa sul lusso (geniale tassare i posti barca, con alcune ovvie eccezioni, invece che le barche stesse). Va bene una reintroduzione dell’Ici (e i beni della Chiesa?), leggera sulla prima casa e progressivamente più pesante su seconde e terze case. Va bene anche un aumento dell’Irpef sulle due fasce più alte di reddito. Insomma, tutto bene? Non proprio.

Queste misure sono tutte tagli e tasse. Provvedimenti per la crescita se ne è sentito poco parlare. Spero con tutto il cuore che le notizie di domani smentiranno questa sensazione. Ma la riforma degli Ordini professionali e soprattutto l’introduzione di un contratto unico “alla Ichino” sembrano usciti dall’agenda delle priorità del governo.

L’assetto degli Ordini ogni tanto, timidamente, emerge dai rumors della politica come tema di riforma. Ad ora la cosa più concreta a cui ci si può appigliare è quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia Severino dopo essere stata ascoltata il 29 novembre al Senato: “Nessuno ha mai parlato di abolizione degli ordini professionali. Liberalizzare non vuol dire consentire a chiunque di fare l’avvocato, o abbassare la qualità del professionista, ma eliminare gli ostacoli eccessivi all’esercizio delle professioni”.
Insomma, di sicuro non li aboliranno. Come verranno riformati è ancora un mistero. Si abolirà l’esame di stato? Almeno si riformerà la composizione del collegio giudicante, per debellare il macroscopico conflitto d’interessi degli esaminatori? Come si promuoverà una condizione più dignitosa per i giovani praticanti? Tante domande a cui, pare, nemmeno domani verrà data risposta.

Non va meglio sul fronte della riforma del contratto di lavoro. Notisti e retroscenisti politici sostengono che sarebbe stata (si spera solo momentaneamente) sacrificata sull’altare della mediazione coi sindacati. Già fare ingoiare a Cgil, Cisl e Uil la riforma delle pensioni non sarà facile. Mettere in crisi il modello contrattuale vigente per fare una vera e propria rivoluzione del mercato del lavoro richiede una spregiudicatezza che il governo sembra non avere. In un certo senso è vittima dei rapporti di forza nella società. Pensionati, lavoratori a tempo indeterminato e pubblici impiegati sono organizzati in lobby e corporazioni (i sindacati stessi) e ottengono risultati. Giovani e precari invece non sono strutturati in modo tale da poter esercitare pressioni, quindi è più facile accantonare i loro interessi.

Il governo Monti però, essendo composto di tecnici che non hanno un particolare interesse ad essere rieletti, potrebbe mostrare più coraggio nell’infischiarsene dei rapporti di forza, delle corporazioni e delle lobby. Investire sul futuro lavorativo delle giovani generazioni è interesse oggettivo del Paese.  Se non domani, speriamo che la svolta su questi temi ci sia dopodomani. Col rammarico che un’occasione sarà già stata sprecata.

Tommaso Canetta

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3 commenti

  1. Sono un giovane Avvocato pertanto posso comprendere benissimo le vostre ragioni che erano anche le mie pochi anni fa. Un giovane oggi deve affrontare una gavetta piuttosto lunga prima di diventare avvocato e poi… ragazzi credetemi non si sguazza nell’oro data la crisi e 250.000 avvocati che giustamente vogliono tutti lavorare. Del resto grosse alternative alla professione non ce ne sono… concorsi bloccati ( a parte qulli per giudice e/o notaio che rimangono comunque veri e propri miraggi) e aziende private che non sanno che faresene di laureati in legge. Il problema pertanto credo che andrebbe affrontato con una selezione seria all’università o con un numero chiuso e programmato d laureati in legge in evidente esubero rispetto alle necessità del paese… Altro grosso prblema che si ripercoterà sui più giovani saranno gli studi costituiti in forma di società di capitale non professionale …mi sa che i neo avvocati si avvieranno verso un futuro di lavoratori dipendenti o peggio ed i piccoli studi spariranno… mala tempora currunt!!


  2. Se prima eravamo sull’orlo del precipizio ora è la fine..


  3. […] di misure proposte dal governo Monti (ora aspettiamo di vedere cosa succederà in Parlamento), si era diffusa la preoccupazione che alcuni temi cari soprattutto ai giovani fossero usciti dall’agenda […]



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