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BASTA PRENDERE A CALCI LA LINGUA ITALIANA

novembre 28, 2011

Sette italiani su dieci non capiscono la propria lingua. Emerge dai dati che Tullio De Mauro ha illustrato ieri a Firenze, durante un convegno del Consiglio regionale toscano intitolato «Leggere e sapere: la scuola degli Italiani», e che vengono divulgati sul Corriere della Sera oggi da Paolo Di Stefano: il 71 per cento della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà.

E’ una statistica molto deprimente che dovrebbe spingere tutti a un momento di autocritica, mezzi di informazione in testa. Se da un lato nessuno pretende che siano i quotidiani a educare gli italiani, dall’altro non possono nemmeno cullarli e coccolarli nella loro beata ignoranza.

Cari direttori e caporedattori, scrivere “pressochè quotidianamente” invece che “quasi tutti i giorni”, per citare un caso di scuola, non è un reato. Insistere sul fatto che una legge “disapplicata” non è una legge “abrogata”, non è pignoleria. Definire “puerpera” una donna che ha appena partorito non è snobismo.

Cosa importa all’uomo della strada? Molto. Almeno, dovrebbe importare molto a tutti i cittadini. Dare il giusto nome alle cose è importante. Avere un vocabolario vario aiuta ad esprimersi meglio e a capirsi meglio. Quante volte discutiamo, inutilmente, solo perché diamo lo stesso nome a due cose diverse o due nomi diversi alla stessa cosa?

Certo, non si può scrivere un articolo che il lettore medio non riesca a comprendere. Ma esistono le vie di mezzo e la martellante insistenza sui termini semplici e di largo consumo è una delle molte madri dei dati deprimenti sopra citati.

L’italiano è una lingua ricca, varia e complessa. Esistono sfumature, sottili differenze di significato che sarebbe un delitto eliminare. Il giornalista non è un romanziere, e quindi non può e non deve abusare dell’infinita varietà lessicale della lingua italiana. Ma non è nemmeno un navigatore satellitare, che monta le solite 100 parole in qualche migliaio di combinazioni possibili.

Insomma, se gli italiani non leggono più i libri o ne leggono di pessima qualità, la colpa è del sistema nel complesso: famiglie, scuola, mezzi di comunicazione di massa e via dicendo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Allora se vogliamo invertire questa tendenza anche i giornali devono fare la propria parte. Non scrivendo trattatelli come il Giraldi Cinzio, ma nemmeno obbrobri come Federico Moccia. Si utilizzano parole poco conosciute? Il bello del giornalismo on-line è che si potrà sempre inserire un link che spieghi il termine.

Tommaso Canetta

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2 commenti

  1. “non volevamo che il Paese cadesse nelle mani di coloro che nel profondo erano e sono rimasti comunisti … E che oggi cercano di far passare nel dimenticatoio la tragedia comunista, ma noi ce lo ricordiamo e sappiamo bene che il comunismo è l’ideologia più criminale della storia umana”


  2. Abbiamo la lingua più bella del mondo, e non vogliamo rendercene conto. Pensiamo di essere “fighi” quando infarciamo le nostre lucouzioni con termini inglesi o scriviamo xkè in luogo di perchè. perchè tutto questo?



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