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I ricatti del Pdl (e non solo) a Monti

novembre 13, 2011

Mario Monti non ha ancora ricevuto ufficialmente l’incarico di formare il nuovo governo che già diverse forze politiche iniziano a voler porre condizioni e limiti. Il Pdl ha provato a chiedere che alcuni ministeri ritenuti di garanzia, come la Giustizia, fossero affidati a uomini di fiducia. Ha provato a imporre Gianni Letta nella futura squadra di governo. Ha chiesto che si escludesse dal novero delle misure possibili la temuta patrimoniale (quella che chiede anche Confindustria, per capirci). Alla fine pare che abbia posto come condizione un termine breve per la vita del prossimo esecutivo e un programma vincolato alla lettera spedita da Berlusconi alla Ue. Su una linea simile si attesta Di Pietro, che pure chiede un termine breve e un programma vincolato, in questo caso, alla riforma della legge elettorale. Anche Vendola, che però parla da un punto di vista puramente teorico visto che non è in Parlamento, vorrebbe un termine breve e poche misure tra cui, sicuramente, la patrimoniale.

Insomma, i tentativi di condizionare Monti sono molteplici e insistenti. Quello che non sembra essere chiaro ai questuanti di turno, e che al contrario sembra sia chiarissimo al bocconiano più famoso d’Italia, è che le parti politiche in questo momento non hanno nessuna carta in mano da giocare. Se, di fronte alla prospettiva di un Viet Nam parlamentare o anche solo di logoranti trattative e compromessi al ribasso, Monti decidesse di far saltare il governo tecnico, i responsabili della rottura verrebbero spazzati via dalla politica italiana. Specie se le borse il giorno dopo dovessero punire severamente lo smaccato disinteresse di alcuni partiti per il bene del Paese.

La sensazione è che, al di là dei proclami (“Possiamo staccare la spina quando vogliamo”, Berlusconi dixit), nessuno possa far saltare il banco. Nessuno può assumersi la responsabilità di esporre l’Italia all’assalto dei mercati. Meno che mai il centrodestra, che non può permettersi un appiattimento sulle posizioni anticapitaliste e autarchiche che girano oggi nell’estrema destra e nell’estrema sinistra. Considerando poi l’autorevolezza del Capo dello Stato e quanto abbia investito in prima persona in questo “governo di salvezza nazionale”, è molto difficile ipotizzare una forza di governo (che voglia essere tale) che si metta di traverso alla marcia a tappe forzate ipotizzata da Napolitano.

Tommaso Canetta

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