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Una tenue speranza nel popolo italiano

novembre 12, 2011

Oggi ho assistito ad una scena edificante. Nel quartiere di Lambrate a Milano, al mercato del sabato di via Valvassori Peroni, c’era un banchetto della Lega Nord che distribuiva volantini contro il nuovo ecopass (la così detta “Area C”). Quando sono sceso dal tram 23 intorno al banchetto si era creato un semicerchio di persone che gridavano. Incuriosito mi sono avvicinato e questo era (più o meno) il tenore dell’invettiva:

Siete dei buffoni, volete garantire la pensione a chi ha lavorato 15 anni! 
Noi siamo in crisi e voi pensate ai c… vostri!
Con che faccia vi fate vedere, che state affossando l’Italia?
Almeno portate Renzo Bossi, così gli possiamo tirare i pomodori

E via così. Senza contare qualche urlaccio dei molti commercianti ambulanti meridionali (“Andiamocene tutti in Puglia!”) o extracomunitari (“Ci volete tutti morti?”) le cui bancarelle erano vicine al centro dell’azione. L’accaduto mi ha comunque scaldato il cuore e portato a riflessioni meno cupe sul futuro di quanto non fosse mai capitato negli ultimi anni. Gli italiani sembrano aver capito la gravità della situazione molto più lucidamente di quanto non abbiano fatto diversi politici nostrani (leghisti su tutti).

Premesso che la parte più razionale del mio pensiero mi porta a credere che la luna di miele dei cittadini col governo tecnico (sempre che si faccia, vista l’aria mefitica che tira nel centrodestra) sarà molto breve, giusto il tempo perchè vengano varate le misure impopolari, c’è una parte più emotiva che al contrario vuol dare qualche speranza al popolo italiano. Perchè se avessimo uno di quei sussulti di dignità e genialità che ci hanno reso famosi nel mondo, potremmo non solo digerire le prossime riforme in arrivo, ma far capire chiaramente ai nostri politici (e non solo) che quella è la strada su cui, specialmente durante la fase transitoria ma anche dopo, pretendiamo si prosegua.

Fino ad oggi è stato troppo facile per ogni cricca di interessi difendere i propri, perchè nessuno ha mai osato toccarli tutti contemporaneamente. Ma se il governo Monti avesse l’ardire di eliminare contemporaneamente i privilegi del ceto politico, dei sindacati, dei professionisti, del pubblico impiego, dei grandi patrimoni immobiliari, della Chiesa, dei mestieri e via dicendo, forse (e sottolineo, forse) tutti sarebbero disposti ad accettare qualche sacrificio in più nel proprio orticello (di fronte ad un analogo atteggiamento di tutti gli altri) per il bene comune. Uno sforzo collettivo, una unitaria tensione verso la salvezza. Se non l’abbiamo avuta fino ad ora per scarso virtuosismo civico e politico, speriamo di averla per istinto di sopravvivenza.

Tommaso Canetta

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