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Monti vs Berluscones: va bene, facciamoci del male

novembre 11, 2011

Continuiamo così, facciamoci del male, diceva Nanni Moretti. Ma quanti sono i nostri politici o parapolitici che, praticamente, non hanno mai assaggiato la sacher torte (in questo caso, dell’economia)? Ammettiamolo, un governo Monti non sarebbe proprio l’espressione piena della volontà popolare, ma quello di cui ha bisogno l’Italia in questo momento non è un dolce digeribile per la maggioranza degli italiani (per questo è bene che lo serva uno chef a cui non interessa essere rieletto). Ma non rendersi conto che i mercati, ci piaccia o no, sembrano piuttosto sicuri su quello che ritengono il bene per la nostra economia (fuori Berlusconi, dentro un tecnico di levatura internazionale che faccia le riforme), è stupidità o malafede. Specie se proviene da certi ambienti di centrodestra che non hanno come propria bussola politica il sovvertimento del sistema capitalista. Loro che alternativa propongono? Usciamo dall’Unione europea e dall’euro, torniamo alla lira che si può svalutare e ci rifiutiamo di pagare il debito? Puzza di autarchia, e non a caso è il programma politico di Forza Nuova. Oppure? Facciamo il c… che ci pare (come nello sketch di Guzzanti) e speriamo che i mercati non se ne accorgano?

Aver prospettato l’ipotesi di un governo Monti sostenuto da destra e sinistra ha dato un grande respiro alla Borsa italiana. Piazza Affari avanza e lo spread arretra. I rappresentanti politici europei e internazionali hanno fatto trapelare il loro gradimento. La stampa economica mondiale, registrati questi segnali positivi, ha dato delle aperture di credito al Belpaese che, al contrario, fino a poco tempo fa descrivevano lanciato inevitabilmente verso il baratro. Leggendo certe dichiarazioni viene dunque da chiedersi se chi le rilascia sia completamente pazzo, in totale malafede, o sia un agente della Spectre o di qualche altra malvagia organizzazione internazionale il cui scopo è distruggere l’Italia.

Dalle colonne de Il Giornale oggi sia Magdi Cristiano Allam che Alessandro Sallusti, e molti altri, lanciano i loro strali sull’ipotesi di un governo “di salvezza nazionale”. Loro vogliono tornare alle urne per un’ultima ordalia berlusconiana. Idem su Libero. Cantano sullo stesso spartito Giuliano Ferrara, una ridda di ministri (Rotondi, Matteoli, Meloni e altri) e, almeno stando al suo ultimo editoriale sul tg1, Augusto Minzolini. Sono i Berluscones, quelli più realisti del Re, e nelle ultime ore sembra che stia prevalendo la loro linea. La loro argomentazione è la seguente: come indire elezioni anticipate ha fatto bene alla Spagna, così succederà per l’Italia. Quello che pare sfuggire a questo manipolo di samurai della democrazia è che l’Italia è fuori tempo massimo. Se avessero indetto le elezioni, per dire, ancora la scorsa estate forse sarebbe bastato. Ma ormai siamo sotto la lente di ingrandimento dei mercati e dei governi di tutto il mondo. Incredibilmente quello che succede in Italia interessa (e purtroppo non è l’interesse folkloristico per l’ultima barzelletta di Silvio) perchè ci hanno caricato addosso il peso di determinare se l’Euro e l’Europa reggeranno. Se cadiamo noi (terza economia dell’Unione) cade tutto. Non è una responsabilità da poco.

Allora indire delle elezioni, passare due o tre mesi in campagna elettorale senza un governo nel pieno delle sue funzioni non è esattamente un piano brillante. Non penso che verrebbe capito dai mercati. Non penso che verrebbe capito da chiunque possegga un cervello superiore alle dimensioni di un chicco d’uva. Per far cessare l’attacco all’Italia serve dare risposte immediate, non risposte vaghe (chissà con la legge elettorale in vigore che razza di maggioranza potrebbe uscire dalle urne) e dilazionate nel tempo. Se tutti hanno detto “con Monti le cose andranno meglio”, e i mercati hanno fatto affidamento su queste dichiarazioni giunte dai massimi rappresentanti politici ed economici del globo, non si può dire “no ragazzi, abbiamo cambiato idea, si va al voto! Ma mi raccomando, trattateci come avete fatto con la Spagna”. Non si può e non si deve. Ne va della salvezza nostra e non solo.

Tommaso Canetta

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