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Sfruttiamo la crisi economica per reagire

luglio 12, 2011

I lupi di solito puntano la preda più debole e malata del branco. Se sbagliano i loro calcoli però ottengono solo un gran fiatone e l’aver fatto spaventare a morte il mancato spuntino. Certo, che la loro scelta sia oculata o meno è cosa che si può stabilire solo a posteriori.

I continui ribassi di Piazza Affari, lo spread coi titoli tedeschi in crescita vertiginosa (spiegato in modo semplicistico significa che noi per vendere i titoli del nostro debito dobbiamo promettere tassi di interesse molto più elevati di quanto non debba fare la Germania, e il divario è in crescita), la salute precaria del nostro fin qui lodatissimo sistema bancario, ci hanno fatto capire che, secondo la vulgata dominante nel branco dei predatori, la preda debole e malata siamo noi.

Colpa del governo? Colpa della mancanza di politiche lungimiranti negli ultimi 15 anni? Colpa dei capitalisti italiani? Oramai importa poco saperlo. Nessuna gazzella che sia rimasta a interrogarsi sul “ma perchè i leoni avranno scelto proprio me, quando c’è la mia vicina di cespuglio che è pure zoppa”, è sopravvissuta per poterlo raccontare. Prima salvarsi, poi fare autocritica.

Ma come salvarsi? Come dimostrare ai predatori che abbiamo ancora più fiato e muscoli di loro?

Questa sciagura ha dei risvolti positivi che vanno sfruttati. In momenti come questi è possibile che l’interesse generale diventi abbastanza importante per tutti, da riuscire a sconfiggere gli interessi particolari. Di solito non si fanno le riforme che pestano i piedi alle lobby e alle corporazioni perchè quelli che ci guadagnano sono blandamente interessati ad ottenere un onesto vantaggio, mentre quelli che ci perdono sono pronti a tutto pur di non perdere degli enormi privilegi. In momenti di grave pericolo come questo il blando interesse dovrebbe evolvere in una pressante richiesta, e la forza dei numeri dovrebbe far prevalre le ragioni dei molti su quelle dei pochi.

E allora si comincino a smantellare i privilegi di casta. Si liberalizzino servizi, esercizi commerciali, trasporti. Si potenzino infrastrutture e ricerca. Si semplifichi la giungla di autorizzazioni, regimi fiscali, incentivi e quant’altro oggi  rende per uno straniero faticoso, prima ancora che rischioso, investire in Italia. Si aboliscano gli enti inutili, in fretta. Si faccia insomma quanto di giusto è stato pianificato, modificato, cancellato e dimenticato negli ultimi venti anni. Le idee non mancano, ma da sempre è mancata la volontà.

Se saremo capaci di un tale scatto, abbiamo dalla nostra l’essere in ogni caso la terza economia europea, un Paese membro del G7, una terra ricca di immense potenzialità economiche (basti pensare a quanto poco sfruttiamo le nostre risorse turistiche). Ai lupi non resterebbe che annaspare e l’Italia sarebbe più forte di prima.

Tommaso Canetta

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