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Grecia e Italia, se si decide sempre sull’orlo del baratro

giugno 30, 2011

La Grecia ha appena varato una manovra economica da 78 miliardi di euro: 28 miliardi verranno ottenuti grazie ai tagli, gli altri 50 grazie a dismissioni di proprietà pubbliche. La cifra sarebbe enorme per qualunque Paese, ma per comprenderne la portata basti pensare che il Pil greco è circa un settimo di quello italiano.

Il Parlamento greco ha dimostrato responsablità proprio a un metro dal ciglio del burrone. La maggioranza che ha votato questo provvedimento sa che il costo sociale sarà elevatissimo, probabilmente si è giocata la possibilità di essere rieletta e sicuramente nessun governo a cui tocchi fare la parte dell’esattore austero è amato dagli elettori.

Per questo stesso motivo in Italia, dovendo affrontare una manovra da (pare) 47 miliardi di euro sul prossimo triennio, si è deciso di rimandare gli interventi pesanti al momento più lontano possibile. Nel 2011 si interverrà per meno di due miliardi, nel 2012 per circa cinque. L’attuale governo ha deciso di scaricare sulle spalle del prossimo il peso di una manovra da 20 miliardi l’anno per il 2013 e 2014.

Ma è troppo comodo prendersela coi politici. Certo, un sistema di governo accettabile presupporrebbe che comunque questi si interponessero tra gli umori del popolo e le decisioni dello Stato. Ma fintanto che il popolo stesso non capirà che il proprio potere di condizionare le scelte politiche è superiore a quello di qualsiasi lobby, e che è suo interesse orientare lo Stato su scelte lungimiranti, i santi martiri disposti a perdere il consenso per fare il buon governo saranno sempre troppo pochi.

Rimandiamo allora, rimandiamo a quando saremo anche noi a un metro dal burrone. Solo lì, a quanto pare, con un sussulto di lucidità si riescono a prendere le decisioni giuste anche se impopolari. Noi, che a differenza dei greci siamo almeno a tre metri dal precipizio, possiamo permetterci di continuare a scialare ancora un po’. Certo, che meno si fa ora più (e più duramente) si dovrà fare poi, non è cosa che sembri sfiorare la moltitudine.

Tommaso Canetta

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