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Pontida, Maroni e le colpe sui clandestini

giugno 19, 2011

Le vittorie hanno molti padri, le sconfitte sono per lo più orfane. La politica italiana di criminalizzazione e persecuzione della clandestinità è stata un disastro sotto molti punti di vista. Tralasciando i risultati ottenuti in concreto (pessimi, a voler minimizzare, da un punto di vista sociale, carcerario e sanitario), il fallimento è completo anche sul piano formale. La legislazione in materia è stata fatta a pezzi in diverse sedi, nazionali e internazionali, fino a renderla praticamente nulla.

E’ qui che interviene Maroni, dal palco di Pontida scandisce: “La colpa è dei magistrati, che sono favorevoli ai clandestini”.

Il ministro dell’Interno non è un cretino e nemmeno un incompetente. Lo sa perfettamente che se il “pacchetto sicurezza”, tanto caro ai leghisti, è stato smontato pezzo per pezzo la colpa non è delle toghe. I magistrati (per altro, nei casi più importanti, in seno all’Unione europea) non hanno fatto altro che applicare la legge. Se il legislatore ha stabilito una gerarchia tra Costituzione, norme della Ue, e leggi ordinarie italiane, non è che un giudice possa improvvisare.

Ma Maroni, come sopra detto, questo lo sa. Il problema è che la Lega Nord sta attraversando una fase di intenso travaglio. Geneticamente è un partito di lotta, e in quanto tale racimola consenso per lo più su proposte demagogiche, irrealizzabili in concreto, che mai dovrebbero entrare nell’agenda di governo. Quando ha una proposta sensata, l’intero arco politico accetta il contributo (vedi il federalismo). Ma su tanti, troppi temi, le sue proposte sono il contentino populistico che dà sfogo ai peggiori istinti della pancia del Paese. Sono proposte che nascono dalla cronaca (spesso nera) dei quotidiani, non da una riflessione giuridica e di sistema. Al di là del caso immigrazione, anche le leggi sulla custodia cautelare in carcere obbligatoria per omicidi e stupratori è stata stroncata. In generale le proposte della Lega non possono essere tradotte in leggi, a meno di voler rivoluzionare la collocazione internazionale dell’Italia e la sua Costituzione (cosa che, manco a dirlo, molti elettori leghisti vorrebbero fare). Ora che pare che anche gli elettori se ne stiano rendendo conto, i dirigenti leghisti procedono ad “esternalizzare la colpa”, come sempre capita a chi nei palazzi romani ormai ci si trova a proprio agio.

Maroni questo dice: “ragazzi ci dispiace, ma non è colpa nostra”, e visto che, a parte strepitare contro la Nato e la Ue, non può passare alle vie di fatto (specie quando ancora è ministro), dà la colpa ai magistrati (primo lo fanno tutti a destra, secondo l’elettore leghista medio potrebbe anche apprezzare, chissà). In casi come questi anche l’Anm, che raramente mostra senso dell’umorismo, ha il destro per il mot juste: “non è certo colpa della magistratura italiana se loro non sanno fare le leggi”.

Tommaso Canetta

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