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Referendum: più favorevoli al nucleare che al legittimo impedimento

giugno 13, 2011

Dei quattro quesiti, uno in particolare ha una valenza politica: quello sul legittimo impedimento. Qui non contano la sensibilità ambientale, o la psicosi collettiva post Fukushima. Non servono competenze tecniche o conoscenze approfondite della politica e della legge. Il senso della consultazione era piuttosto chiaro: il popolo italiano è favorevole o contrario alla legislazione ad personam dettata da Berlusconi in questi ultimi anni?

La risposta è stata chiara: contrario. Berlusconi ha stufato, lui e le sue ossessioni, la corte di yes-man e whynot-girl, le figuracce internazionali, la retorica virulenta e pericolosa. Basta, closing time.

Le dimensioni di questa ribellione popolare al bombardamento mediatico e politico dell’universo berlusconiano risaltano se si confrontano i dati del quesito sul legittimo impedimento con quelli del quesito sul nucleare.

L’affluenza, innanzitutto. Il legittimo impedimento ha un dato più o meno in linea con quello degli altri quesiti. Tutti si allineano su un 57,1% circa. Non c’è stato un rifiuto da parte dell’elettorato di centrodestra di andare a votare, nè di ritirare la scheda relativa al legittimo impedimento.

La percentuale di “no” è poi addirittura più alta nel quesito sul nucleare (5,61%). Per il legittimo impedimento poco meno (5,01%).

Ma facciamo due calcoli. Nel 2008 l’affluenza era stata del 80,5%. Ai referendum sono andati a votare circa i 3/4 degli elettori del 2008. Per il 95% di questi, il legittimo impedimento è da abrogare.

Non ci si può girare intorno: questa è una bocciatura senza appello per Berlusconi. I suoi stessi elettori gli si sono rivoltati contro, per tacere di quelli leghisti. Il “tocco magico” del sedicente premier (in Italia non esiste il premierato) non esiste più: non trasforma i suoi candidati bolsi alle amministrative in cavalli vincenti, e soprattutto non riesce più a far inghiottire all’opinione pubblica qualsiasi cosa gli passi in testa. Quasi 18 anni dopo la “discesa in campo, il berlusconismo è morto.

Tommaso Canetta

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