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Il fallimento della Lega Nord

aprile 8, 2011

Ma la Lega Nord ne ha azzeccata almeno una? Vi ricordate le roboanti promesse in campagna elettorale? E le grida guerresche quando governava il centro sinistra? “Noi faremo….Noi disferemo…Noi impediremo…Noi obbligheremo”. Già…ma cosa è rimasto dopo 3 anni di governo?

Le famose ronde si sono rivelate un flop clamoroso, non per colpa della congiura dei giudici o dei comunisti, ma perchè a parte qualche esaltato dall’anima nera (fortunatamente bloccato per tempo) quasi nessuno si è mostrato interessato.

E’ notizia di oggi che i poteri straordinari per i sindaci (pertanto sindaci-sceriffi) sono stati bocciati dalla Corte Costituzionale. Tireranno un respiro di sollievo i paninari e i venditori ambulanti, vittime per eccellenza della furia pretoriana dei primi cittadini nostrani.

Il reato di clandestinità? Già da subito si era rivelato una patacca, più uno slogan che un provvedimento efficace. Ma dopo l’ingresso in Italia della direttiva “rimpatri” dell’Unione europea, il reato di clandestinità è diventato un guscio vuoto.

La proposta che i medici fossero obbligati a denunciare i clandestini è rimasta sulla carta, per fortuna, ma molti effetti negativi si sono già prodotti. Molti immigrati irregolari, spaventati dalla propaganda, sono rimasti in Italia ma non si fanno più curare. Conseguenza? Sono in aumento i casi di tubercolosi.

Il contrasto agli sbarchi di clandestini? Pare che persino i leghisti si stiano rendendo conto che una cosa è dire che si buttano a mare i profughi, un’altra e farla. E visto che non si può fare, continuare a ripeterlo quando si è all’opposizione porta voti, quando si è al governo rende solo ridicoli e alla lunga stufa i propri stessi elettori.

E in politica estera ai padani non va meglio. Non volevano andare alla guerra in Libia? Beh peccato, ci si trovano lo stesso. Anzi, se non si inizia a muoversi con realismo si rischia di prendere i risvolti negativi del cambio di regime, senza mantenere i precedenti privilegi.

Alla fine di tutto questo (sorvolando sui privilegi che Roma mantiene e incrementa, in barba a Bossi ed ai suoi manifesti elettorali, sulle quote latte o in generale sui rapporti con l’Unione europea, ora bistrattata ora invocata come la Mamma che rimedia ai nostri disastri) alla Lega Nord cosa resta? Un federalismo in divenire, che gode di sponde non ostili anche nell’opposizione, e una cospicua fetta di poltrone e incarichi.

Ma se il federalismo passa con o senza la Lega al governo, e delle poltrone agli elettori del Nord non interessa granchè, allora l’illusione populista e anarcocontadina dei lumbard pare destinata a non poter durare, quantomeno al governo.

Tommaso Canetta

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