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Se l’Italia nega lo schiaffo

marzo 29, 2011

Mentre gli editorialisti dei principali quotidiani, i politologi, i diplomatici e l’opinione pubblica si confrontano con “lo schiaffo” subito dall’Italia per l’esclusione dal vertice a quattro di ieri sulla crisi libica, il Governo nega tutto. Torna insomma la “politica Igor” (“Gobba? Quale gobba?”), già teorizzata dal dirtettore del Riformista in riferimento al caso Ruby, anche sullo scenario internazionale. Ma se le bugie hanno sempre le gambe corte, in politica estera le hanno cortissime.

Non si può far finta che non sia successo niente. Non ci si può accontentare del contentino del comando navale Nato. L’Italia, specialmente in un conflitto che coinvolge la Libia, ha il dovere di contare di più.

Ma perchè siamo rimasti esclusi da un direttorio in cui è stata invitata la Germania non interventista di Angela Merkel? Stendiamo un pietoso velo sulla caratura internazionale del personaggio Berlusconi, sul Bunga-Bunga e sui baciamano a Gheddafi. Ammettiamo serenamente che ci siano delle manovre franco-inglesi, guidate più dall’utile che dagli ideali  che hanno tutto l’interesse a marginalizzare i nostri interessi. Ma chi, fin da subito, ha offerto su un piatto d’argento l’opportunità di mettere in un angolo l’Italia è proprio il nostro governo.

Da quando è iniziato il conflitto l’esecutivo si è prodotto in una sequela indecente di balbettii e piroette. Una cacofonia di voci favorevoli, contrarie, non-so-non-rispondo si sono accavallate all’interno della pur ristretta cerchia dei ministri. Il presidente del Consiglio è passato dal “non voglio disturbare” al “sono addolorato per Gheddafi”. Due partiti (e mezzo) su tre, di quelli che sostengono in Parlamento il governo, si sono mostrati recalcitranti nell’appoggiare l’intervento.

Tutto questo non vale anche per la Germania? Per fortuna dei tedeschi, no. Perchè non è l’atteggiamento contrario all’intervento quello che ci ha tenuto fuori dalla stanza dei bottoni ieri, ma l’aver saltellato da una posizione all’altra, ennesima conferma dello stereotipo di un’Italia inaffidabile e provinciale nello scenario internazionale.

Tommaso Canetta

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