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Saverio Romano e i fessacchiotti

marzo 25, 2011

Saverio Romano sente il peso di Camillo Benso conte di Cavour? Bene, io sento il peso di Cesare Beccaria. Perchè se non posso scrollarmi del principio della presunzione di innocenza, da un lato, dall’altro l’inclinazione al mercimonio palesata dal Romano nella costituzione del gruppo dei Responsabili mi inquieta.

Il fatto che sia sotto la lente dei magistrati in un Paese normale già sarebbe sufficiente a rendere inopportuna la sua nomina a ministro, come sottolineato anche dal Quirinale. Che poi sia stato l’anima di un’operazione degna di un lenone per puntellare la morente maggioranza di governo, offre più di un indizio sui reali motivi della sua nomina.

Che c’entra tutto questo con le accuse di mafia? Onestamente niente. Per quanto viscido e in molto simile a Uriah Heep di Dickens, il neoministro potrebbe essere innocente, anzi lo si presume tale. Ma questo non può bastare a rendere digeribile la sua nomina. I suoi guai con la giustizia sono quindi sono uno dei molti elementi che avrebbero dovuto impedire la sua ascesa al consiglio dei ministri.

E allora tra Beccaria e il conte Cavour, forse qui si infila e spernacchia il principe De Curtis, Totò, che già molti anni fa recitava:

Totò: Io vado al comizio, parlo, prometto, prometto, prometto.
Interlocutore: Prometta fogne, strade ponti. E noi ci pappiamo gli appalti.
Totò: E i gonzi, gli imbecilli, i burini, i fessacchiotti mi danno i voti…

Tommaso Canetta

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