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Il ministro Brambilla, libera e diseguale

febbraio 14, 2011

“Qual è il problema che tanto scalda gli animi delle signore di sinistra? Non volevano per sé quella libertà di disporre della propria vita, che oggi le giovani donne esercitano in misura sconosciuta alle loro nonne e forse anche alle loro madri? Le loro scelte vanno quindi rispettate, senza giudicarle. E questo certamente vale anche per coloro che ora sono scese in piazza!”

Così parlò il ministro Brambilla. Non indugiamo sugli esercizi di giovanile libertà della Jezebel pel di carota che sovraintende oggi al turismo nostrano. Piuttosto riflettiamo un attimo sulle sue parole apparse oggi sul Corriere della Sera, e qui sopra riportate. 

La rivendicazione della libertà di disporre della propria vita, va intesa come una sorta di beneplacito al meretricio andato in scena ad Arcore negli ultimi anni, e di recente rivelato al Paese?

Siamo sempre nel solco della teoria di Ostellino per cui le donne siedono sulla loro fortuna (e per carità, non è un invito a darla, ma un principio liberale)?

Così parrebbe. Soprattutto alla luce dell’affermazione successiva, per cui si debbono rispettare le scelte di libertà delle giovani donne, senza giudicarle. Certo. Come si permettono certi moralisti bacchettoni di indignarsi di fronte a padri e fratelli che incitano figlie e sorelle a puttaneggiare col potente di turno? Bisogna proprio essere dei Savonarola trinariciuti e bacchettoni!

Ma il capolavoro è la chiusura del paragrafo del ministro: le donne che scendono in piazza meritano lo stesso rispetto di quelle che decidono di disporre della loro vita (bassa?). Non è chiaro se secondo la Brambilla vanno trattate tutte come vallette-veline-arcorine, o tutte come donne non lobotomizzate dai pifferai magici di Mediaset e dintorni.

Noi maschi dovremmo stare in disparte, e lasciare la scena alle donne. Mi permetto allora solo una breve considerazione: la libertà non è di per se sufficiente. Finché agli uomini (e alle donne) sembrerà normale che il bianco cavaliere di turno abbia la sua corte di dame a pagamento, e assurdo, o quantomeno strano, che una ricca matrona si circondi di cavalier serventi, non ci sarà uguaglianza. Finché un uomo brutto potrà avere il potere senza rilievo alcuno sul suo aspetto, ma una donna brutta verrà per questo dileggiata fin da prima che apra bocca, non ci sarà giustizia.

Non vogliamo uno stato etico o moralista, non pretendiamo da tutti comportamenti probi e casti. Sarebbe sufficiente per cominciare che alle donne venissero riservate le stesse contestualizzazioni che si concedono agli uomini. 

Tommaso Canetta

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