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CARO VENDOLA, MOLLA DI PIETRO

luglio 22, 2012

Uno dei frutti peggiori del Berlusconismo è l’aver creato a sinistra una fazione di forcaioli populisti  intransigenti, che della sinistra hanno ereditato soltanto la peggiore tradizione giacobina. Questa fazione è variamente sparpagliata tra i partiti, ma senza dubbio ha il proprio epigono in Antonio Di Pietro. Di recente il Partito Democratico ha preso le distanza da quest’ultimo (dopo avergli consentito di sopravvivere alle elezioni del 2008, con un’alleanza che il senno di poi non può che definire scellerata). La contingenza politica permetterebbe di dissanguare il voto dell’Italia dei Valori, che subisce la concorrenza di Grillo e l’effetto di un eventuale voto utile. Peccato che a paladino della causa dipietrista si sia levato Nichi Vendola.

Caro Vendola, l’abbraccio a Di Pietro è un insulto alle migliori tradizioni del socialismo e del comunismo. Con Berlusconi “garantismo” è divenuto sinonimo di “impunità(per i colletti bianchi)”, ma gli insegnamenti di Beccaria sono nel patrimonio genetico della sinistra. Il calcolo politico che sta dietro la solidarietà all’Idv è evidente: un’eventuale coalizione sbilanciata al centro dall’ingresso dell’Udc e dall’uscita dell’Idv sarebbe meno digeribile per l’elettorato di Vendola. E Sel avrebbe dei seri problemi a far prevalere una linea ostile all’operato del governo Monti, se due dei tre partiti della coalizione (tra cui il maggiore) sono parte dell’attuale “strana maggioranza”.

Ma la situazione in cui ci troviamo è eccezionale, e di calcoli politici se ne deve fare il meno possibile. La prossima legislatura sarà fondamentale per il futuro dell’Italia e dell’Unione europea stessa. Vendola dovrà ingoiare bocconi amari, così come tanta altra parte della sinistra. Ma il paese non può essere consegnato alle destre che l’hanno precipitato nella crisi, nè ai populismi grillini (o dipietristi). Sulle questioni dei diritti civili non potranno esistere vincoli di maggioranza, e se questo vale per l’Udc ovviamente varrà anche per tutti gli altri. Se ci fosse una maggioranza di parlamentari pro matrimoni gay, nessuno potrebbe dire “se passano esco dal governo e causo la crisi”. Nemmeno il contrario. Di Pietro è un ostacolo sulla creazione di una maggioranza che prosegua in politiche impopolari ma necessarie, e si fa scudo di questioni come queste. E’ chiaramente un sacrificio quello che si chiede a Vendola, ma di quelli che se fatti nobilitano nel futuro la famiglia politica che ha il coraggio di affrontarli.

Tommaso Canetta

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